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sabato 23 aprile 2011

RIFLESSIONI ROMANE di Tommaso Fonte

 Grazie Tommaso...


Chiaramente Repubblica non ne parla, MAI SIA. Chiaramente L'Unità non ne parla, MAI SIA...E poi Liberazione, Il manifesto e, ovviamente, potrei continuare...ma la domanda e': a chi serve, a cosa serve tutto cio'? Quanto e' utile nascondere verita' scomode alla sinistra, in un'epoca nella quale di sinistra non ce n'è piu'?? Perche' il trincerarsi dietro il silenzio, quando la dialettica delle posizioni a sinistra finirebbe solo per arrrichire il consenso?? Giocare di sponda a sinistra era stato per lungo tempo una utile strategia politica funzionale all'arricchimento, anche culturale, della galassia della sinistra, di quello che un tempo si chiamava il movimento: perfino ai tempi del granitico Pci, la dialettica interna riusciva ad emergere e a fuoriuscire nella societa' creando dibattito, a volte perfino scontro, ma quasi sempre riflessione e discussione...Oggi davanti ai grossolani errori della Cgil nella vicenda dei licenziamenti, della gestione del precariato interno, degli allontanamenti, delle vere e proprie epurazioni, delle chiarissime ed inequivocabili violazioni delle regole statutarie interne, del regolamento per la gestione del personale, il silenzio e' sconcertante e assordante. Solo stridule voci interne che parlano di fantomatiche aggressioni, di attacchi all'unica forza di opposizione al sistema berlusconiano, con l'invito a serrare i ranghi ed allontanare le minacce che finirebbero per ledere l'autorevolezza e la credibilita' pubblica e di facciata della Cgil."Attenzione compagni, l'attacco e' verso i precari e i senza futuro, quelli della manifestazione contro la precarieta' dello scorso 9 aprile; oppure contro lo scipero genrale di 4 ore promosso dalla cgil per il prossimo 6 maggio". Una trentina di persone, per lo piu' giovani donne perbene, che negli anni hanno prestato la propria attivita' per la Cgil e che si sentono innanzitutto offese e mortificate nella propria dignita' di persone, nella propria identita' politica e culturale, e che nel proprio cammino di protesta solitaria, incontrano, per caso, qualcuno che gli offre un briciolo di umanita' e di solidarietà, diviengono improvvisamente lo strumento per un'aggressione politica e mediatica senza precedenti..un'aggressione tale da mettere in discussione le politiche  del piu' grande e potente sindacato italiano e della loro rappresentanza del mondo del precariato e perfino la stessa riuscita dello scipero generale!!! La sinistra italiana, dal PD in avanti tace, gravermente preoccupata dell'aggressione in atto; le camere del lavoro si mobilitano per respingere la "barbara aggressione"; perfino nelle fabbriche i delegati, su sollecitazione del centro, cercano di capire come poter fermare l'assalto barbaro al sindacato rosso. Eppure Giovanni, Romina, Barbara, Simona, Manuela, e poi ancora Fabio che, ironia della sorte, per di piu' di cognome fa' BUONO, e gli altri, non farebbero male a una mosca e quasi arrossiscono all'idea di dover disturbare la grande Cgil, con il suo peso di storia, grandi lotte, grandi personaggi. Loro, al massimo ne hanno sentito parlare, o forse hanno letto qualcosa sui libri di scuola nel capitolo storia del novecento, la conquista dei diritti nel lavoro.Chiedono solo di poter essere ascoltati, magari compresi da qualcuno piu' grande e autorevole di loro, magari incoraggiati a non disperare perche' nella vita la giustizia trionfa sempre...Invece finiscono per trovare le porte del sindacato, del loro sindacato, incredibilmente chiuse, gli sguardi torvi dei funzionari che escono a testa bassa da corso d'Italia ignorandoli, e perfino l'orda del servizio d'ordine, quando malauguratamente finiscono per provocare a tal punto, non sapendo piu' dove andare e con chi parlare, che decidono di imboccare la strada nel Nidil Cgil(il sindacato che dovrebbe essere quello dei giovani atipici....un po' come loro che atipici lo sono certamente visto il loro datore di lavoro)per parlare con qualcuno e finalmente per essere ascoltati da qualcuno.Un presidio di quegli uffici che dura qualche ora...con il servizio d'ordine schierato davanti all'ingresso...con la porta chiusa.:Non si entra e non si esce.E loro li...seduti per terra o al massimo sugli zainetti che hanno portato con loro durante il lungo viaggio in treno dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Puglia.Hanno gli occhi gonfi dal sonno e dalle preoccupazioni:questo mese c'e' da pagare il mutuo della casa che avevo comprato lavorando per la Cgil e che ora corro il rischio di perdere, dice una di loro.Un'altra aspetta un bambino, non e' potuta venire e telefona sperando in quanche buona notizia dal Fronte.Un'altra ancora riceve la telefonata della mamma preoccupata che la riprovera di non aver dato notizie.La Camusso non riceve...questa e' la prima, immediata, violenta risposta. Potete riprendere il treno, i vostri zainetti, pieni di speranze, di ciondoli e di ombretti per il trucco e tornarvene da dove venite. Ma la CGIL HA VIOLATO I NOSTRI DIRITTI, non ci ha riconoscito le giuste retribuzioni, ci ha maltrattato, qualcuno ci ha molestato, ci hanno perfino mandato via e licenziato solo perche' chiedevamo queste queste cose che per tutti gli altri lavoratori la Cgil giustamente rivendica e che noi stessi, mentre per la cgil lavoravamo, ci battevamo per fare ottenere a tutti. Ma la risposta e' sempre la stessa:avete sbagliato il metodo per chiedere, quindi niente da fare, tornate a casa ed evitate questo casino che vi fara' solo ulteriormente del male. Lo sconforto si impadronisce di loro:la segretara del nidil se ne va...Ora sono proprio sole, ma sempre con la presenza dei corazzieri del servizio d'ordine cui si e' aggiunto qualche altro compagno forzuto richiamato in tutta fretta; non si sa mai cosa puo' accadere..meglio stare all'erta pensano le funzionare ancora in sede del Nidil.
Le ore passano, Giovanni Sapenza, catanese di 67 anni con una pensione sociale di 330 euro mensili perche' la Cgil non gli ha pagato i contributi per circa 20 anni di attivita' da tutto fare alla camera del lavoro di Catania, si appisola sul divanetto dell'ingresso dopo aver accennato con la determinazione di un rivoluzionario cubano, la sua canzone di lotta:"chista vita nun si po' fari" e crolla dal sonno dopo circa 20 ore di treno. Sono gia' le 17: da oltre 5 ore e' in corso la presa della Bastiglia..Le consultazioni tra i funzionari nidil presenti si fanno frenetiche. Passano da una stanza all'altra, senza dire una parola, sotto l'occhio vigile del servizio d'ordine e stralunato delle occupanti...Sapienza continua a dormire e a sognare forse una societa' piu' giusta. Manuela deve partire, ha il treno da Termini alle 18 e deve tornare a casa...bacia le amiche come fossero compagne di scuola e le saluta: ma sia ben chiaro
che la lotta per i nostri diritti deve proseguire...costi quel che costi. I funzionari ascoltano preoccupati l'impegno alla lotta. Qualche minuto dopo la grande notizia: la segretaria generale del Nidil ha deciso, dopo ore di estenuanti consultazioni, di incontrare la delegazione. Giovanni Sapienza viene svegliato di soprassalto, cerca un bagno per darsi una sciacquata al viso, ma non c'e' tempo, bisogna far presto, la segretaria aspetta e non sarebbe corretto farla attendere: Romina e Simona, erano rimaste solo loro, lo tirano d'impeto verso la stanza della segretaria generale che vuole finalmente conferire. Il colloquio dura circa 25 interminabili minuti.Poi escono. Simona ha gli occhi rossi, come la bandiera della cgil, perche' ha pianto e anche Romina e' tesa e nervosa; Giovanni e' sereno e rilassato, e appena uscito riattacca la sua canzone scherzando: chista vita nun si po' fari....La segretaria del Nidil si e' impegnata sulla parola: cerchera' di ottenere un incontro con la Camusso per dopo Pasqua, ma non lo garantisce con certezza, la segretaria nazionale sta valutando il dafarsi, la situazione e' molto complessa(sic..).I tre occupanti smobilitano; salutano cordialmente tutti, perfino gli omaccioni del servizio d'ordine augurando Buona Pasqua a tutti: alla Cgil, al servizio d'ordine, ai compagni forzuti venuti a difendere il sindacato dall' "aggressione", al silenzio dei giornali e dei media, alla sinistra che preoccupata dell'invasione reazionaria e controrivoluzionaria solidarizza con i piu' forti, ma sopratutto a loro, divenute improvvisamente, con zainetto e spazzole al seguito, con mutui  e bollette da pagare, con figli che non sanno se potranno mantenere, strumento di aggressione della controrivoluzione berlusconiana, che avranno ancora da soffrire e da lottare perche' un giorno possano dire giustizia e' fatta anche per i licenziati della Cgil. Buona Pasqua anche da parte mia, compagne e compagni, di un sindacato e di una sinistra che nonostante il vostro amore, la vostra pulizia e il vostro coraggio, purtroppo non esiste piu'.

venerdì 22 aprile 2011

COMUNICATO ALLA RETE28 APRILE DI MIRKO SIGHEL COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO DELLA CGIL DEL TRENTINO


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato fatto dal compagno Mirko Sighel in riferimento ai fatti, ormai noti a tutti, del Trentino:

In riferimento alla vicenda di Fulvio Flammini, il funzionario sindacale defenestrato dalla Cgil del Trentino, mi preme fare chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo in Cgil a Trento. Credo che si siano persi di vista gli oggetti principali del contendere: la democrazia, la rappresentanza e la legalità.

A marzo del 2010 “La Cgil che vogliamo” ha perso il congresso locale della categoria dei trasporti (Filt) e questo è vero ma è altrettanto vero che la rappresentatività della minoranza all'interno del comitato direttivo della categoria dei trasporti è di circa il 45% dei componenti e questo nonostante le irregolarità riscontrate durante l'elaborazione dei verbali delle votazioni delle assemblee dei lavoratori (parte delle irregolarità erano conosciute dal presidente della commissione regionale di garanzia, che non ha battuto ciglio). A marzo 2010 Paolo Sboner è stato eletto segretario generale della Filt trentina dal direttivo della categoria a seguito di proposta presentata dal segretario generale della Cgil trentina Paolo Burli e dal segretario nazionale della categoria dei trasporti. Lo stesso giorno il direttivo della categoria è stato artatamente aumentato del 30% dal signor Sboner, contro ogni regola statutaria, facendo entrare tutte persone che lo appoggiano. Lo stesso Burli ammetterà in seguito che non si può aumentare un direttivo artatamente del 30%, lavandosene comunque le mani, lui che è o si proclama il legale rappresentante della Cgil del Trentino. Contro l'aumento irregolare del 30% è stato fatto ricorso alla commissione interna che in seguito si è dichiarata incompetente a deliberare e poi a quella nazionale che non ha nemmeno risposto (altra infrazione statutaria). Il signor Sboner tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 si è assentato per più di tre mesi consecutivi senza aver avuto l'autorizzazione della Cgil trentina lasciando la categoria praticamente sguarnita, con il solo Antonio Beccati, ex segretario della Filt trentina per quasi dieci anni consecutivi (altra infrazione allo statuto dell'organizzazione che prevede un massimo di otto anni di incarichi politici nella segreteria) a gestire la categoria, peraltro malamente e senza alcuna autorizzazione del comitato direttivo (altra infrazione statutaria). Dopo il ritorno del segretario Sboner, la segreteria della categoria è stata eletta a marzo del 2011 contro ogni regola statutaria, che ne impone l'elezione entro il termine di tre mesi dall’elezione del segretario (quindi la segreteria è stata eletta un anno dopo). Il signor Beccati, contro ogni regola statutaria, fa ancora attualmente parte della segreteria. Sempre a marzo del 2011 è stato approvato il bilancio contabile preventivo della categoria contro ogni regola statutaria (è ovvio che i bilanci preventivi si approvano l'anno precedente a quello di riferimento).

Veniamo a Flammini. La Cgil trentina, per cacciarlo, si è inventata le più assurde giustificazioni, smontate una ad una: dalla mancanza di permessi sindacali per distaccarlo dall'azienda nella quale lavorava alla mancanza di denaro nella categoria per pagarne eventualmente il distacco; dalla panzana che il suo allontanamento era da addebitare ad un normale turnover visto che lavorava ininterrottamente da vent'anni in quella categoria (N.B.: Flammini non ricopriva incarichi politici nella segreteria della categoria e quindi la regola statutaria che non si può stare più di otto anni consecutivi in un punto fisso non può essere applicata a lui e quindi lui può stare lì ancora) alla panzana che voleva restare a seguire i camionisti perché gli piace il potere (non so quale sia il potere di cui parlava Burli...). Alla fine è venuta a galla la verità e cioé che l'ordine partiva dalla Filt nazionale. Giova ricordare che più di un anno fa in una riunione alla presenza di un compagno che ora fa parte dell’area di minoranza, Paolo Burli dichiarava scocciato all’allora segretario della categoria Antonio Beccati che gli stava dando già in quel periodo l’opportunità di fare fuori Flammini. Si capisce quindi che le ragioni dell’allontanamento non sono maturate negli ultimi mesi ma da un bel po’ di tempo, ancora prima del congresso del 2010. E' ben vero che la Cgil del Trentino l'estate scorsa ha offerto un posto a Flammini presso l'ufficio vertenze (vietandogli di seguire quelle di chi lavorava come camionista) così come è vero che Flammini alla fine aveva accettato il posto così come è vero che la Cgil del Trentino si è rimangiata la proposta cacciandolo. Sembra che a Flammini sia stato perfino proposto da qualche funzionario della Cgil, pur di liberarsene, un pensionamento anticipato attraverso metodi non proprio regolari. Perché tutto questo accanimento nei confronti di una persona che ha rimesso parte della sua salute nel lavoro (lavoro che non si può fare solo nei normali orari di ufficio ma anche la sera e nei fine settimana visto che i camionisti sono in giro fino alle sette di sera oppure tornano il venerdì sera dall’estero) e che ha un appoggio praticamente all'unanimità da parte dei camionisti, che vogliono che resti a fare il funzionario sindacale alla Filt? Racconto un episodio accaduto anni fa che forse può servire a fare qualche ragionamento. Una multinazionale con sede in provincia di Trento alla fine degli anni ’90 capitola dopo uno sciopero di 8 giorni consecutivi ed è costretta a sottoscrivere un accordo con la Filt. Il testo di quel contratto aziendale introduce una serie di tutele ivi inclusa quella contributiva degli autisti, molto spesso aggirata dai padroni del settore. Un autista, anni dopo ed in prossimità del suo pensionamento, si rivolge ad un avvocato che, letto quell’accordo, ritiene la multinazionale inadempiente e la denuncia all’Inps per evasione contributiva, indicando Fulvio Flammini come possibile interprete delle norme violate. Gli ispettori avviano un’indagine e dopo accurati controlli contestano alla grande impresa qualche milione di euro per mancati versamenti contributivi, proprio sulla scorta dell’interpretazione autentica che Flammini aveva fornito loro per conto della Filt del Trentino. Cos’è accaduto? Che il padrone s’è rivolto ai vertici nazionali Filt ai quali ha chiesto di poter reinterpretare l’accordo. Come è finita? L’accordo è stato reinterpretato a favore dell’azienda e a sfavore dei lavoratori. Quindi, dopo aver ottenuto un buon contratto aziendale, la Filt nazionale concorda con la multinazionale di rivedere in peggio l’accordo. Non vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Faccio un’altra considerazione: se un’azienda multinazionale dei trasporti riesce a convincere i vertici della Filt nazionale a modificare un accordo a sfavore dei lavoratori, ho l'impressione che tale azienda multinazionale dei trasporti abbia potuto influenzare anche le decisioni della Cgil trentina nella volontà di allontanare Flammini dal seguire la contrattazione aziendale perché danneggia gli interessi aziendali. Come si può spiegare la gioia delle imprese di autotrasporto alla notizia dell'allontanamento di Flammini dal sindacato? Ci sono ditte che dopo la cacciata di Flammini hanno chiesto alla Filt trentina di ridurre il salario accessorio dei camionisti e che hanno minacciato ritorsioni nei confronti di alcuni di loro che si erano rivolti in passato a lui. Qualche settimana fa alcuni lavoratori della ditta di trasporti ex La Piana sono stati messi in mobilità con il consenso degli attuali vertici della Filt trentina senza che essi abbiano detto nulla in merito, senza verificare se c'era qualche possibilità di tutelarli prima del licenziamento. Vi pare normale? Come è possibile che i lavoratori della ditta multinazionale Arcese proclamino ed attuino uno sciopero di dieci giorni senza l'appoggio della categoria presso la quale sono iscritti? Nemmeno le bandiere della categoria sono state date ai lavoratori… Chi sostituisce Flammini non è all’altezza e sarebbe meglio per i lavoratori che si dimettesse prima possibile. Sboner non ha praticamente mai accettato di parlare con i camionisti iscritti alla Cgil.

Altri esempi di malagestione che la Cgil, nonostante i ricorsi presentati, non ha ritenuto degni di essere sanzionati sono i seguenti: qualche mese fa a Franco Tessadri (altro dirigente sindacale che pochi giorni fa è stato sospeso insieme a Flammini e a Ezio Casagranda), componente della R.s.u. di Trentino Trasporti s.p.a., componente del Comitato direttivo della Filt Cgil del Trentino e componente del Comitato direttivo della Cgil del Trentino, è stato tolto il mandato di rappresentanza della Filt in ambito aziendale e cacciato da una delle commissioni R.s.u. di cui faceva parte. Esecutore materiale il segretario generale Paolo Sboner. Anche Franco Tessadri fa parte dell’area programmatica “La Cgil che vogliamo”. Un caso? Qualche mese fa si è svolta presso la sede della Cgil trentina un’assemblea indetta dall’area programmatica, dove hanno partecipato più persone appartenenti a più categorie. A Franco Tessadri è stato negato dal segretario Paolo Sboner il permesso sindacale per potervi partecipare. Che comportamento è questo? Il 20 settembre scorso sono venuto a conoscenza che un funzionario della Filt trentina ha chiesto dei soldi ad un associato per impugnare sanzioni disciplinari. Solo un malinteso? Non ne sono sicuro visto che sembra che abbia offerto all’associato anche uno sconto per la prestazione. Sono emersi documenti che attestano che Sboner in passato, quando non era ancora segretario generale della categoria, ha utilizzato permessi sindacali per andare in ferie. Il segretario generale della Cgil trentina cosa ha fatto dopo essere venuto a conoscenza dell’uso irregolare dei permessi sindacali? Niente. Anzi ha accusato la minoranza di fare dossieraggio. Chi ha autorizzato Sboner ad utilizzare permessi sindacali per andare in ferie? Antonio Beccati in passato utilizzava il proprio mezzo per le trasferte di lavoro romane con relativo guadagno sul rimborso spese. Questo atteggiamento mi appare come uno strumento poco nobile per “arrotondare” la paga: infatti lo scorso dicembre il direttivo confederale della Cgil del Trentino ha deliberato che per le trasferte dei funzionari sindacali si debba adoperare il mezzo più economico in modo da far risparmiare l’organizzazione. Un provvedimento ad hoc? Sarebbe stato più corretto dire ai lavoratori come vengono spesi i soldi della categoria: è importante che sappiano che persino il costo per l’uso della toilette da parte di un sindacalista è stato rimborsato dalla categoria. Qualche mese fa una lavoratrice ha telefonato al signor Sboner chiedendogli un chiarimento sulla possibilità di ottenere un permesso per studiare e lui, segretario sindacalista, ha telefonato direttamente alla direzione dell’azienda senza l’autorizzazione della lavoratrice comunicando di aver ricevuto la richiesta di chiarimenti da parte della lavoratrice. E’ questo il modo di fare sindacato? Da chi ho saputo questa storia? Da una componente della segreteria confederale della Cgil trentina!

I compagni trentini che hanno aderito all’area programmatica “La Cgil che vogliamo”, compresi quindi anche quelli delle altre categorie, sono stati accusati dalla Cgil del Trentino di strumentalizzare la vicenda per opportunismo ma non è vero: l’area programmatica è presente nella categoria dei trasporti ed i compagni che fanno parte delle altre categorie sostengono la battaglia dei lavoratori. Si chiede il rispetto della democrazia, della rappresentanza, delle regole, del buon senso. E’ strumentalizzazione questa? L’ottobre scorso un dirigente Rsa della Filt Cgil del Trentino, sostenitore della maggioranza, ha presentato le proprie dimissioni sia come membro supplente del Collegio sindacale della categoria sia come Rsa stesso a causa degli allontanamenti di Flammini e di Tessadri. Se anche un componente della maggioranza se ne va, sembra proprio che le accuse di strumentalizzazione si sbriciolino penosamente. Dopo un anno di lotte, se Flammini non rientrerà alla Filt, i camionisti, che rappresentano circa un terzo degli iscritti della categoria, se ne andranno dalla Cgil trentina, causandole un danno di rappresentanza e una consistente perdita di soldi. E il segretario organizzativo della Cgil del Trentino Mirko Carotta qualche giorno fa esce sui giornali chiedendo ai lavoratori e pensionati di iscriversi al sindacato... Le parole dei componenti della segreteria della Cgil trentina sulla democrazia, sulla rappresentanza, sulla regolarità sono vuote. L’area programmatica, viste le infrazioni accadute nella categoria, ha da tempo chiesto un congresso di categoria straordinario come prevede lo statuto ma la Cgil non ha nemmeno risposto (altra infrazione statutaria). Ho l’impressione forte che chi avrebbe dovuto far rispettare le regole se ne stia infischiando di tutta la storia perché è meglio perdere i lavoratori e un bravo sindacalista che avere un problema “politico”. Il comportamento di questa parte di Cgil è vergognoso e la “Cgil che vogliamo” nazionale deve sostenere fattivamente la battaglia per la democrazia, per la rappresentanza e per la legalità.

Mirko Sighel
Componente del Comitato direttivo della Cgil del Trentino

Trento, 14 aprile 2011

giovedì 21 aprile 2011

COMUNICATO INVIATO ALLA SEGRETARIA NAZIONALE DEL NIDIL CGIL IN DATA 21/04/2011



Nel corso della giornata ieri il Comitato dei precari e dei licenziati dalla CGIL ha presidiato simbolicamente gli uffici del Nidil CGIL Nazionale al fine di pervenire al più volte auspicato incontro con la Segreteria Nazionale della CGIL.
Nonostante il presidio si sia protratto per l'intera giornata, la Segreteria Nazionale non ha inteso conferire con i lavoratori licenziati. Dopo ore di lunga attesa, il Segretario Generale del Nidil CGIL ha incontrato la delegazione dei licenziati.
Durante l'incontro, la stessa ha assunto il formale impegno di farsi portavoce ed interprete delle rivendicazioni dei lavoratori, al fine di pervenire subito dopo le festività pasquali, all'incontro con il Segr. Gen. della CGIL Susanna Camusso.
Il Comitato dei precari e dei licenziati dalla CGIL, preso atto dell'impegno assunto, ha quindi deciso di sospendere il presidio in corso confidando che quanto assicurato sul piano fiduciario dalla Segretaria del Nidi,l venga tenuto nella giusta considerazione dalla Segreteria Nazionale della CGIL.
Roma 21/04/2011                                        
                                                                                               Il Comitato dei precari e dei licenziati dalla CGIL

mercoledì 20 aprile 2011

OCCUPATO IL NIDIL CGIL NAZIONALE - DA RADIO ONDA ROSSA

http://ia600605.us.archive.org/5/items/ProtestaControIlNidilCgil/110420occupazionenidil.mp3

I LICENZIATI BUSSANO DUE VOLTE...ALLA CGIL da Radio Città Aperta

20-04-2011/14:01 - E' in corso da metà mattinata un'occupazione piuttosto clamorosa in via Palestro 78 a Roma. Si tratta della sede della Nidil Cgil, la struttura confederale incaricata di seguire e tutelare i lavoratori atipici.
E per essere atipici, i lavoratori che hanno occupato poche ore fa sono “atipicissimi” perchè sono quelli licenziati dalla Cgil stessa e che da mesi stanno protestando contro quello che ritengono un licenziamento immotivato.
Da dieci giorni stavano presidiando la direzione nazionale in Corso d'Italia, ma fino ad ora senza alcun risultato. La vicenda si trascina sin da quando il segretario della Cgil era Guglielmo Epifani, ma anche con l'arrivo della Camusso la situazione non si è sbloccata.
Per cui, ci dice al telefono Simona Miceli, hanno “deciso di passare all'azione con l'occupazione di una sede sindacale e di un sindacato nato proprio per affrontare le mille forme della precarietà e della atipicità dei contratti. Gli occupanti hanno chiesto un incontro ai dirigenti della Nidil Cgil e sono in attesa di una risposta.
Inutile nascondere che le difficoltà di questi lavoratori assai atipici (soprattutto per le caratteristiche del datore di lavoro) nel far conoscere la propria vicenda sono state enormi.“A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutti i giornali d’Italia” dicono i licenziati nell'apposito blog che hanno aperto http://www.licenziatidallacgil.blogspot.com . “Siccome siamo uomini e donne di sinistra, abbiamo scritto prima di tutto a quei quotidiani che ci sembravano più vicini a noi e dai quali ci saremmo aspettati solidarietà. Per un fatto del tutto naturale e per coerenza con quanto si predica, infatti, era auspicabile che le nostre storie venissero raccontate anche e, soprattutto, da loro (ma solo pochi hanno risposto)” . Se dalla Cgil rispondono che “Più che di cause di lavoro, purtroppo sempre possibili, si è trattato fin dall'inizio di una campagna di aggressione gestita utilizzando siti e piazze virtuali ben prima di giungere nelle aule di tribunali, dopo aver respinto o disatteso ogni incontro”, ben diverso è l'atteggiamento di sindacati di base come l'USB che in un comunicato esprime il proprio sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati dalla Cgil: “USB è al fianco dei lavoratori, sempre e comunque, anche di questi 30 e più lavoratori che intendono far valere i propri diritti e che per questo motivo si stanno battendo e stanno presidiando la sede nazionale della Cgil” afferma l'Usb. "Oltre 30 lavoratori già dipendenti della Cgil, hanno intrapreso azioni legali nei confronti del proprio “datore di lavoro” che riguardano “lavoro nero, lavoro irregolare, mobbing, molestie, contratti atipici, licenziamenti per rappresaglia e ritorsioni, intermediazione illegittima di manodopera”. 


Il link dell'articolo: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6365&Itemid=9

LA STAMPA CHE HA PUBBLICATO E QUELLI CHE INVECE FANNO FINTA DI NIENTE

Il Comitato dei Lavoratori licenziati dalla CGIL ringrazia tutte le testate giornalistiche (Liberazione, La Stampa, il Manifesto, il Giornale, La Primapagina, Giornalettismo, Il Pasquino, Il Punto Rosso, Iustitia) perdonateci se dimentichiamo qualcuno, per aver dato voce alle nostre tristi vicende. A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutti i giornali d’Italia. Siccome siamo uomini e donne di sinistra, abbiamo scritto prima di tutto a quei quotidiani che ci sembravano più vicini a noi e dai quali ci saremmo aspettati solidarietà. Per un fatto del tutto naturale e per coerenza con quanto si predica, infatti, era auspicabile che le nostre storie venissero raccontate anche e, soprattutto, da loro (ma solo pochi hanno risposto) .
Il giornalista ha, prima di tutto, il dovere di informare. Ringraziamo chi ha semplicemente voluto raccontare dei fatti che – piaccia o non piaccia – sono accaduti, come dimostra il fatto che una delegazione dei licenziati dalla CGIL è in presidio a Roma davanti la sede della CGIL nazionale ormai dallo scorso 8 aprile, rivendicando giustizia e diritti. Tanti giornali hanno fatto finta di non vedere, di non sentire e hanno preferito voltarsi dall’altra parte.
Non permettiamo a nessuno di dirci che ci siamo venduti alla destra. Chi conosce noi e la nostra storia di militanza (sempre a sinistra) sa bene che non è così. Siamo pronti a tirar fuori tutte le mail (con data e ora di spedizione) inviati a TUTTA - e sottolineamo TUTTA - la stampa italiana. Non è certamente colpa nostra se ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati solo in pochi.
Auspichiamo una presa di coscienza da parte degli altri giornali e chiediamo loro di ospitare la nostra denuncia. Raccontare non vuol dire per forza dare torto o ragione. Raccontare non implica che non vi sia il diritto di replica. Le nostre sono storie pubbliche e supportate da denunce che sono al vaglio della Magistratura competente. Non sono cioè, parole in libertà, ma fatti. Fatti che fanno male e feriscono. Indubbiamente. Ad “infangare” non è mai chi denuncia, ma chi commette degli atti non consoni al proprio ruolo e ai valori di cui si mostra portavoce.
Dunque un ringraziamento aperto a tutto coloro che ci hanno dato voce e una richiesta pubblica a tutti i giornalisti seri e imparziali di questo paese (e sappiamo che ce ne sono tanti) di cominciare a rompere questo odioso muro del silenzio che è calato, come una pesante cortina, su di noi.

martedì 19 aprile 2011


Il Comitato dei Lavoratori licenziati dalla CGIL ringrazia il TG1 per aver dato voce alle nostre tristi vicende. A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutt'’Italia. Il giornalista ha, prima di tutto, il dovere di informare. Il tg1 non ha “costruito” la notizia. Ha semplicemente voluto raccontare dei fatti che – piaccia o non piaccia – sono accaduti, come dimostra il fatto che una delegazione dei licenziati dalla CGIL è in presidio a Roma davanti la sede della CGIL nazionale ormai dallo scorso 8 aprile, rivendicando giustizia e diritti. Spiace constatare che il TG1 sia stato l’unico telegiornale a darci voce. Gli altri hanno preferito voltarsi dall’altra parte.
Non permettiamo a nessuno di dirci che ci siamo venduti alla destra. Chi conosce noi e la nostra storia di militanza (sempre a sinistra) sa bene che non è così. Siamo pronti a tirar fuori tutte le mail (con data e ora di spedizione) inviati a TUTTI - e sottolineamo TUTTI - gli organi di informazione mediatica. Non è certamente colpa nostra se ad accorgersi di quanto stava accadendo è stato solo il TG1.
Raccontare non vuol dire per forza dare torto o ragione. Raccontare non implica che non vi sia il diritto di replica. Le nostre sono storie pubbliche e supportate da denunce che sono al vaglio della Magistratura competente. Non sono cioè, parole in libertà, ma fatti. Fatti che fanno male e feriscono. Indubbiamente. Ad “infangare” non è mai chi denuncia, ma chi commette degli atti non consoni al proprio ruolo e ai valori di cui si mostra portavoce.
Dunque un ringraziamento aperto al TG1 e una richiesta pubblica a tutti i giornalisti seri e imparziali di questo paese (e sappiamo che ce ne sono tanti) di cominciare a rompere questo odioso muro del silenzio che è calato, come una pesante cortina, su di noi.