Di seguito il testo della denuncia querela sporta da Romina Licciardi contro la CGIL di Ragusa alla Procura della Repubblica di Ragusa in data 25.7.2011
Ill.mo.Sig.Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa
Denuncia Querela
La sottoscritta Licciardi Romina,nata a Ragusa il 16.07.1975 e ivi residente in via Rimmaudo 2 espone quanto segue:
La sottoscritta ha lavorato alle dipendenze della CGIL Camera del lavoro territoriale di Ragusa dall'ottobre del 1998 e sino all'8 aprile del 2010,data del mio licenziamento.Il suddetto rapporto di lavoro tuttavia in principio non e' stato oggetto di ingaggio e successivamente e' stato oggetto di inquadramento deteriore;alla sottoscritta infine non e' stata corrisposta la busta paga del mese di aprile 2010 e non e' stato neppure liquidato il tfr.Per ottenere quanto di mia spettanza sono stata costretta a rivolgermi al Giudice del lavoro e infatti e' attualmente in corso un giudizio nei confronti della Cgil presso il Tribunale di Ragusa.In data 31 maggio 2011 la Cgil Camera del lavoro di Ragusa ha provveduto ad inviarmi a mezzo racc.a/r il modello Cud relativo all'anno 2010 ma con mia grande sorpresa ho riscontrato delle gravi irregolarita'.Con riferimento alla voce "redditi da lavoro dipendente" non e' indicato alcun reddito,nonostante la sottoscritta abbia regolarmente percepito le retribuzioni per i mesi di gennaio,febbraio e marzo dello stesso anno;ma vi e' di piu':alla voce TFR risulta erogato l'importo dello stesso che in realta' non e' mai stato percepito dalla sottoscritta ne' a titolo di acconto ne' a saldo.
A fronte delle anomalie suddette ho provveduto a presentare dettagliato esposto,al quale si rinvia per ulteriore approfondimento della vicenda qui riportata,alla Guardia di Finanza che ha gia' provveduto ad effettuare i relativi accertamenti al fine di applicare le prescritte sanzioni.
In considerazione del giudizio pendente tra la sottoscritta e la Cgil vertente proprio sulle somme oggetto delle indicazioni mendaci inserite dal datore di lavoro nel Cud,a mezzo del presente atto le falsita' suddette sono portate a conoscenza della S.V. Ill. ma onde appurare la loro preordinazione strumentalmente alla commissione in mio danno dei reati di truffa e appropriazione indebita delle somme asseritamente liquidate alla sottoscritta
Per tutto quanto esposto l'odierno esponente
SPORGE
QUERELA E DENUNCIA
per tutte le ipotesi di reato che la S.V. vorra' ravvisare in capo al soggetto coinvolto nei fatti sopra indicati.
Con riserva di costituzione di parte civile e salvo ogni altro diritto.
Chiede inoltre alla S.V. Ill.ma di essere avvisata,ai sensi dell'art.408 C.P.P. di ogni eventuale richiesta di archiviazione e ci si oppone fin d'ora ai sensi dell'art.459 comma 1 del C.P.P. alla definizione del procedimento a mezzo decreto penale di condanna.
Si allega copia dei documenti di cui in narrativa.
Ragusa 25.07.2011
f.to Licciardi Romina
Questo spazio vuole essere strumento di sintesi, di confronto e denuncia, nel rispetto non solo di chi è vittima di licenziamento da parte della CGIL, ma anche dei tanti compagni e delle tante compagne che, dentro e fuori la CGIL, ci mostrano ogni giorno la loro vicinanza e la loro solidarietà.
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martedì 2 agosto 2011
sabato 30 luglio 2011
IL NUOVO CASO: MARIA LUISA DI BIANCO - CGIL MOLISE UFFICIO VERTENZE
Riceviamo da Maria Luisa Di Bianco una lettera che la stessa ci chiede di pubblicare sul nostro blog. L'ennesima delle diverse mail-denuncia che ci arrivano quotidianamente alla nostra mail. Alcuni non hanno ancora il coraggio di denunciare apertamente e ci chiedono di mantenere il riserbo. Altri ancora ci chiedono di aspettare l'esito delle cause già in corso vs la CGIL. Certo è che il panorama dalla postazione in cui ci troviamo, non è confortante. Il problema è che chi dovrebbe non interviene per porre fine a tutto ciò. Chi dovrebbe esercitare i controlli non lo fa' o spesso è complice di certe logiche. Intanto, sebbene si tenda a minimizzare il problema e a farci passare per un pugno di pazzi o peggio, di delinquenti che vogliono solo infangare la CGIL, a noi le mail arrivano eccome!!! E tutte con nomi cognomi e dati personali.
Ci chiediamo: fino a quando si potrà continuare a far finta di nulla?
DI BIANCO Maria Luisa nata a Maiori, SA il 04.05.1958, residente a Campobasso
Dal marzo 2001 al 28 febbraio 2004 CGIL Molise Ufficio Vertenze (responsabile dell’ufficio con mansioni direttive dal 2002. Dal 01.03.2004 al 30.06.2004 Centri servizi CAF CGIL, in quanto con delibera di Segreteria CGIL si è deciso di chiudere l’ufficio, spostarmi ai centri servizi e dirmi che dopo tutto questo tempo, passato a elaborare vertenze per me non c’era posto e pertanto arrivederci e nemmeno grazie. !!!
In questo periodo passato nella confederazione e precisamente dal XIV congresso CGIL, ho rivestito l’incarico di delegata FILCAMS a rappresentanza dei tesserati pro-manibus per vertenza .
E’ doveroso dire che il lavoro svolto, non solo con competenza ma con notevole spirito di solidarietà poiché da sempre vicina a tutte le problematiche del mondo del lavoro e per il mio animo di compagna da tempi molto lontani che risalgono alla scuola superiore. Dove nel lontano 1977 partecipai insieme ad altre compagne (non senza problemi) all’occupazione dell’Istituto Tecnico Femminile, poiché la Legge Malfatti ci tolse il diritto all’insegnamento, stravolgendo l’indirizzo per il quale era nata la ns/scuola e dando il primo segno di incertezza per il ns/futuro poichè prossimi all’esame di stato e all’abilitazione all’insegnamento. Quindi non un partito preso ma, una convinzione ideologica molto lontana negli anni, ma purtroppo i compagni secondo logiche di qualcuno, vanno presi a pesce in faccia, perché dopo quasi quattro di lavoro nella confederazione, si badi bene senza tutele, retribuita con somme irrisorie, senza regolarizzazione e quindi con periodi senza contratto o con contratti occasionali o CO.CO.CO. secondo i vertici non si può richiedere che sarebbe quasi ora che, i propri diritti vengano tutelati con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e serio. Se si considera poi che di vertenze ne ho curate centinaia, con centinaia di iscritti e per una piccola realtà come quella di Campobasso è importantissimo, poiché è attraverso l’ufficio vertenze che riesci a iscrivere i lavoratori e a far conoscere le tue competenze e l’abnegazione. E’ ovvio che la mia rivendicazione sia legittima, anche se si considera che la posizione contributiva è di 20 anni e che di anni ne ho 49, perché precludere un’alternativa di lavoro che con la mia esperienza professionale prima o poi sarebbe arrivata? E invece no, le promesse di un’assunzione sono svanite con la chiusura dell’ufficio e la preclusione di un rapporto di lavoro dipendente è sfumato, proprio per la realtà di Campobasso ora chi sarebbe disposto a impiegarmi nella propria ditta, dopo che ha avuto modo di conoscermi nel bene o nel male? Mi chiedo dove sono quei valori sindacali che difendiamo tutti i giorni, dove sono nella CGIL del Molise? Solo per qualcuno!!! Solo per gli amici, perché se sei compagno così non dovresti comportarti, altrimenti se ne vanno a farsi benedire i bei discorsi i movimenti di piazza e gli scioperi. E perché chiudi un servizio di pronto soccorso? I lavoratori a distanza di 3 anni ancora mi cercano in C.G.I.L. e qualcuno nella struttura lascia anche informazioni dove posso essere rintracciata senza problemi anche a casa. Questa pagina è semplicemente una pagina vergognosa di sindacato.
Maria Luisa Di Bianco
venerdì 29 luglio 2011
LETTERA DEL COMPAGNO EZIO CASAGRANDA
Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera del compagno Ezio Casagranda:
Grazie della vostra solidarietà. Una solidarietà molto importante che mi è da ulteriore stimolo per continuare la lotta contro ogni precarietà,contro ogni abuso nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici e per una maggior democrazia nella Cgil.
Dopo il brutto accordo del 28 giugno dentro la Cgil si sono fortemente ristretti gli spazi di democrazia e di agibilità politica.
Sono sempre più i casi in cui la dialettica politica viene sostituita dal ricorso alle "commissioni di garanzia" con relativi provvedimenti di espulsione. Vedi il caso del compagno Osvaldo Celano delegato Fiom della Marcegalia di Milano
Quaranta anni di militanza nella Cgil non possono essere cancellati da una disposizione amministrativa con alla base motivazioni che non trovano nessun fondamento giuridico e non riescono a nascondere il loro vero obiettivo. Quello di espellere e/o marginalizzare il dissenso.
La strada per farci riconoscere i nostri diritti è lunga e difficile, ma non per questo ci prenderà lo sconforto, anzi, il ricorso alle vie amministrative rafforza in noi la convinzione che le nostre ragioni hanno una solida base politica e sociale che questa maggioranza non riuscirà a ridurre al silenzio.
Seppur con storie e realtà diverse, oggi ci accomuna la lotta per ritornare a lavorare in Cgil, ed è per questo che ritengo la vostra solidarietà un qualcosa che va oltre, che unisce realtà diverse in una lotta comune contro le burocrazie sindacali.
Ezio
mercoledì 27 luglio 2011
SOLIDARIETA' AL COMPAGNO EZIO CASAGRANDA
Il Comitato dei Lavoratori licenziati dalla CGIL esprime la più totale solidarietà al compagno Ezio Casagranda espulso ingiustamente dalla CGIL.
Ezio, interpretando in modo impeccabile il ruolo del sindacalista e conciliandolo col fervore e la passione per la verità, la giustizia e la solidarietà, si è più volte interessato a noi e alle nostre vicende, dandoci anche spazio sul suo blog, mentre molti avrebbero preferito mettere un bavaglio alle nostre denunce.
Per questo pensiamo che il provvedimento di espulsione che l'ha colpito sia profondamente iniquo e antidemocratico. Inoltre pensiamo che ci sia un sottile confine tra queste epurazioni e quelle poste in essere dal governo berlusconi e dalla sua maggioranza nei confronti di chi è scomodo perché mette a nudo certe contraddizioni. Ferma restando la naturale condanna per chi scambia il dibattito politico per offesa gratuita. Ma è pur vero che ciascuno si assume la responsabilità morale di ciò che scrive o sottoscrive e l'amministratore di un blog non ha nessuna colpa o responsabilità per i commenti volgari.
Un'ultima domanda, poi, sorge spontanea. Perché preoccupano solo le offese nei confronti dei dirigenti sindacali? Nel blog della FILCAMS CGIL del Trentino sono stati offesi, reiteratamente, anche con commenti pesantissimi, ad oggi al vaglio della magistratura competente e degli organi inquirenti, anche alcuni lavoratori che avevano avuto il coraggio di denunciare le loro storie di precarietà dentro la CGIL.
Come mai di queste offese la CGIL non si preoccupa? I lavoratori licenziati hanno meno diritti e dignità dei dirigenti che in qualche caso li hanno mandati a casa senza alcuna ragione?
Per questo e per tanti altri motivi suddetti, non possiamo che essere grati al compagno Ezio per il suo esempio di coerenza e dedizione e rinnovare tutto il nostro appoggio incondizionato affinché possa vincere la sua battaglia di verità e tornare in prima linea a fianco dei lavoratori.
Perché la CGIL ha bisogno di persone come Ezio. Un grande, smisurato bisogno.
IL COMITATO DEI LAVORATORI LICENZIATI DALLA CGIL
Ezio, interpretando in modo impeccabile il ruolo del sindacalista e conciliandolo col fervore e la passione per la verità, la giustizia e la solidarietà, si è più volte interessato a noi e alle nostre vicende, dandoci anche spazio sul suo blog, mentre molti avrebbero preferito mettere un bavaglio alle nostre denunce.
Per questo pensiamo che il provvedimento di espulsione che l'ha colpito sia profondamente iniquo e antidemocratico. Inoltre pensiamo che ci sia un sottile confine tra queste epurazioni e quelle poste in essere dal governo berlusconi e dalla sua maggioranza nei confronti di chi è scomodo perché mette a nudo certe contraddizioni. Ferma restando la naturale condanna per chi scambia il dibattito politico per offesa gratuita. Ma è pur vero che ciascuno si assume la responsabilità morale di ciò che scrive o sottoscrive e l'amministratore di un blog non ha nessuna colpa o responsabilità per i commenti volgari.
Un'ultima domanda, poi, sorge spontanea. Perché preoccupano solo le offese nei confronti dei dirigenti sindacali? Nel blog della FILCAMS CGIL del Trentino sono stati offesi, reiteratamente, anche con commenti pesantissimi, ad oggi al vaglio della magistratura competente e degli organi inquirenti, anche alcuni lavoratori che avevano avuto il coraggio di denunciare le loro storie di precarietà dentro la CGIL.
Come mai di queste offese la CGIL non si preoccupa? I lavoratori licenziati hanno meno diritti e dignità dei dirigenti che in qualche caso li hanno mandati a casa senza alcuna ragione?
Per questo e per tanti altri motivi suddetti, non possiamo che essere grati al compagno Ezio per il suo esempio di coerenza e dedizione e rinnovare tutto il nostro appoggio incondizionato affinché possa vincere la sua battaglia di verità e tornare in prima linea a fianco dei lavoratori.
Perché la CGIL ha bisogno di persone come Ezio. Un grande, smisurato bisogno.
IL COMITATO DEI LAVORATORI LICENZIATI DALLA CGIL
ESPULSO DALLA CGIL IL COMPAGNO EZIO CASAGRANDA
TRENTO. Ezio Casagranda è stato espulso dalla Cgil. L'ex segretario della Filcams era già stato sospeso ad aprile perché avrebbe messo sul blog della Filcams commenti offensivi nei confronti dei dirigenti della stessa Cgil. L'espulsione è stata decisa dal Comitato di garanzia del Nordest della Cgil investito della questione da un ricorso presentato dal segretario trentino Paolo Burli e da Mirko Carotta. Casagranda era accusato di non aver corretto i contenuti ritenuti offensivi.
Casagranda è un nome storico della Cgil trentina. Da poco ha lasciato la guida della Filcams, la federazione dei lavoratori del commercio e dei servizi, a Roland Caramelle, ma ha sempre continuato a lavorare per la tutela dei lavoratori. Da sempre, Casagranda, è stata una voce critica all'interno della Cgil. Lo scontro, però, si è intensificato negli ultimi mesi. Dopo l'espulsione di Fulvio Flammini, della Filt, dovuta alla violenta contestazione alla segretaria nazionale Susanna Camusso, arriva un nuovo durissimo provvedimento.
La vicenda di Casagranda è diversa da quella di Flammini. Il segretario trentino Paolo Burli e Mirko Carotta della Funzione pubblica della Cgil gli contestano una serie di commenti ritenuti «gravemente offensivi» nei confronti delle strutture e dei dirigenti della Cgil. I commenti in questione sono stati inseriti sul blog della Filcams e non sarebbero stati rimossi o corretti nonostante le richieste della Cgil. In tutto, i ricorsi contro Casagranda sono stati 9. Il collegio del Comitato di garanzia della Cgil del Nordest ha deciso all'unanimità l'espulsione. Casagranda ha già presentato ricorso al collegio nazionale.
Nei suoi confronti c'è l'accusa di non aver fatto nulla per rimuovere i commenti ingiuriosi nonostante fosse l'amministratore del blog. In sua difesa intervengono il segretario nazionale della Filcams Andrea Righi e quello provinciale Caramelle. I due ricordano l'impegno di Casagranda che, raggiunta l'età della pensione, ha continuato a dare una grossa mano all'organizzazione.
Righi e Caramelle sostengono che la Filcams ha regolamentato la gestione del blog allo scopo di salvaguardare lo strumento e la responsabilità dei dirigenti. Infine chiedono che si decida con urgenza il ricorso di Casagranda a Roma. Anche la segreteria della Cgil trentina chiede la massima celerità: «La Cgil del Trentino auspica che il ricorso venga esaminato celermente dalla competente commissione nazionale». A livello nazionale, quindi, si dovrà decidere se Casagranda poteva in qualche modo controllare i commenti ingiuriosi nei confronti della Cgil. Il ricorso, quindi, andrà anche discusso nel merito. Finora, però, Casagranda non è stato sentito dal Comitato di garanzia del Nordest. Una prima volta perché aveva eccepito un vizio nella convocazione e una seconda volta perché non si era presentato. Ora deciderà Roma.
Casagranda è un nome storico della Cgil trentina. Da poco ha lasciato la guida della Filcams, la federazione dei lavoratori del commercio e dei servizi, a Roland Caramelle, ma ha sempre continuato a lavorare per la tutela dei lavoratori. Da sempre, Casagranda, è stata una voce critica all'interno della Cgil. Lo scontro, però, si è intensificato negli ultimi mesi. Dopo l'espulsione di Fulvio Flammini, della Filt, dovuta alla violenta contestazione alla segretaria nazionale Susanna Camusso, arriva un nuovo durissimo provvedimento.
La vicenda di Casagranda è diversa da quella di Flammini. Il segretario trentino Paolo Burli e Mirko Carotta della Funzione pubblica della Cgil gli contestano una serie di commenti ritenuti «gravemente offensivi» nei confronti delle strutture e dei dirigenti della Cgil. I commenti in questione sono stati inseriti sul blog della Filcams e non sarebbero stati rimossi o corretti nonostante le richieste della Cgil. In tutto, i ricorsi contro Casagranda sono stati 9. Il collegio del Comitato di garanzia della Cgil del Nordest ha deciso all'unanimità l'espulsione. Casagranda ha già presentato ricorso al collegio nazionale.
Nei suoi confronti c'è l'accusa di non aver fatto nulla per rimuovere i commenti ingiuriosi nonostante fosse l'amministratore del blog. In sua difesa intervengono il segretario nazionale della Filcams Andrea Righi e quello provinciale Caramelle. I due ricordano l'impegno di Casagranda che, raggiunta l'età della pensione, ha continuato a dare una grossa mano all'organizzazione.
Righi e Caramelle sostengono che la Filcams ha regolamentato la gestione del blog allo scopo di salvaguardare lo strumento e la responsabilità dei dirigenti. Infine chiedono che si decida con urgenza il ricorso di Casagranda a Roma. Anche la segreteria della Cgil trentina chiede la massima celerità: «La Cgil del Trentino auspica che il ricorso venga esaminato celermente dalla competente commissione nazionale». A livello nazionale, quindi, si dovrà decidere se Casagranda poteva in qualche modo controllare i commenti ingiuriosi nei confronti della Cgil. Il ricorso, quindi, andrà anche discusso nel merito. Finora, però, Casagranda non è stato sentito dal Comitato di garanzia del Nordest. Una prima volta perché aveva eccepito un vizio nella convocazione e una seconda volta perché non si era presentato. Ora deciderà Roma.
mercoledì 6 luglio 2011
VOLGARI INTIMIDAZIONI AL COMITATO DEI LAVORATORI LICENZIATI DALLA CGIL
Stamattina abbiamo ricevuto sulla nostra mail di Facebook un messaggio piuttosto offensivo nei confronti di alcuni componenti del nostro Comitato da parte di un tale Vincenzo Varriale.
Naturalmente le persone vittime di questo vergognoso tentativo di intimidazione hanno già sporto regolare denuncia querela. Siamo perfettamente consapevoli che il nostro account così come il nostro blog danno fastidio. Sappiamo bene che ci vorrebbero zittire e mettere il bavaglio.
Ma non saranno attacchi vigliacchi come questo a chiuderci la bocca. Le persone che hanno sbagliato e che continuano a farlo, utilizzando metodi infantili e volgari, pagheranno a tempo debito dinnanzi ai giudici competenti (sia penali che civili) per le loro vergognose condotte.
Resta preoccupante comunque il bassissimo livello del confronto, il ricorrere ad attacchi personali e lesivi della dignità della persona. Di solito si utilizzano tali condotte quando non si hanno argomenti.
Questo "signore" o questa "signora"ha già provveduto, per codardia, a cancellare il suo falso profilo da Facebook. Ci ha pensato troppo tardi però.
Grazie a tutti ancora per il sostegno e la solidarietà. La nostra battaglia di denuncia e di civiltà non si fermerà. Abbiamo imparato che bisogna saper aspettare, con pazienza. Ride bene chi ride ultimo.
Naturalmente le persone vittime di questo vergognoso tentativo di intimidazione hanno già sporto regolare denuncia querela. Siamo perfettamente consapevoli che il nostro account così come il nostro blog danno fastidio. Sappiamo bene che ci vorrebbero zittire e mettere il bavaglio.
Ma non saranno attacchi vigliacchi come questo a chiuderci la bocca. Le persone che hanno sbagliato e che continuano a farlo, utilizzando metodi infantili e volgari, pagheranno a tempo debito dinnanzi ai giudici competenti (sia penali che civili) per le loro vergognose condotte.
Resta preoccupante comunque il bassissimo livello del confronto, il ricorrere ad attacchi personali e lesivi della dignità della persona. Di solito si utilizzano tali condotte quando non si hanno argomenti.
Questo "signore" o questa "signora"ha già provveduto, per codardia, a cancellare il suo falso profilo da Facebook. Ci ha pensato troppo tardi però.
Grazie a tutti ancora per il sostegno e la solidarietà. La nostra battaglia di denuncia e di civiltà non si fermerà. Abbiamo imparato che bisogna saper aspettare, con pazienza. Ride bene chi ride ultimo.
giovedì 23 giugno 2011
LETTERA APERTA DEGLI OPERAI EDILI DI CAPITANATA
Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera aperta degli operai edili di Capitanata al Direttore della Cassa Edile.
Egregio Direttore "Cassa Edile di Capitanata" mi ritrovo ad oggi, mio malgrado, scriverVi dopo circa due mesi di distanza in merito ad una mia personale richiesta formalmente inoltrataVi in relazione alla mancata corresponsione degli interessi passivi nella procedura di amministrazione controllata della societa’ Coopcostruttori,somma di mia competenza,a titolo dei mancati accantonamenti salariali per i periodi di Ottobre 2002,Giugno 2003 pari ad un importo complessivo di euro 926,25 – compresive delle trattenute associative- sindacali di categoria per euro 48,75 in favore della Fillea-CGIL di Foggia.
Dopo oltre sette anni, il sottoscritto ed altrettanti circa 5 mila Lavoratori dipendenti della Coopcostruttori, il Giudice delegato all’amminstrazione straordinaria,ha disposto il piano di riparto economico per i creditori privilegiati,in relazione ai rispettivi crediti omologamente sospesi,non ottemperando contestualmente gli ulteriori interessi passivi legittimamente spettanti.
In riscontro alla Vostra nota del 14.settembre.2010 – prot. 4730 – e dopo opportuni confronti con la segreteria provinciale della Fillea – Cgil di Foggia,e’ emerso:
1) Che per il sindacato di categoria e’ discrezionale l’ operato del Giudice, il quale non ha eventualmente disposto alcun pagamento degli interessi passivi scaturiti dai crediti legittimamente dovuti per ogni Lavoratore in luogo al cantiere di San Severo;
2) Che la Cassa Edile di Capitanata non si e’ adottata di alcun regolamento affinche’ si tutelasse il diritto dei Lavoratori edili, per la quale in presenza di insolvenze,ritardi ed appropriazioni indebite da parte datoriale, si finalizzasse la liquidazione dei dovuti interessi passivi maturati a favore degli stessi.
Per quanto posto in evidenza,ritengo indispensabile denunciare pubblicamente tutta la mia amarezza ed il profondo disagio per l’atteggiamento “neutrale” del sindacato di categoria provinciale ed in particolare della Fillea – Cgil nel suo complesso, ribadendo e sottoscrivendo la presente lettera aperta.
Personalmente da un po’ di tempo come tanti altri Lavoratori mi sono posto e mi pongo il problema di come l’ adesione al Sindacato non possa essere puramente solo un atto formale e ideologico.Da lavoratore ho sempre considerato che solo attraverso un sano rapporto antagonistico con i datori di lavoro,e,laddove si rendesse necessario,lo strumento dello sciopero e le lotte, possono pienamente legittimare la difesa del posto di lavoro,la salvaguardia del potere d’acquisto del salario e la sacrosanta tutela dei diritti dei Lavoratori.
Il riscatto sociale,l’ emancipazione della classe operaia e la conquista democratica dei diritti sociali
tese alle migliori condizioni di vita sui posti di lavoro,hanno avuto l’ alba in un periodo dove non a caso,in un sistema di conflittualia’ sociale,si erano poste in un contesto di forze,le finalita’ ad un piu’ giusto equilibrio tra classe capitalistica e classe operaia in virtu’dei valori fondamentali derivanti dall’ art. 41 della nostra Costituzione Italiana.
La drammaticita’ delle condizoni di tanti,molti lavoratori, imporrebbero un’attenta elaborazione analitica poste a nuove piattaforme rivendicative per esprimere nuovi diritti ed estenderle,su queste basi,nelle societa’ democraticamente avanzate e complesse.
Per molti significa pero’,un’ equazione anacronistica per un opzione inversa atta ad un sistema molto piu’ semplice ed accomodante,attuate con relazioni mortificanti quali concertazione e consociativismo.
Da ex-lavoratore edile,ed ex dirigente sindacale della Fillea ho guardato sempre con estremo sospetto il “sistema di cogestione” degli enti bilatertali con i rappresentanti delle imprese edili,ho ritenuto sempre un problema che solo uno striminzito 30% della complessiva platea storica dei Lavoratori iscritti alla Filca CISL- Fillea CGIL – e Feneal UIL presso la Cassa Edile di Capitanata ,fosse un macigno evidente di democrazia e di rappresentanza per l' intera categoria.
Oggettivamente non puo’scaturire una rappresentanza di dirigenti sindacali da una palese minoranza di iscritti,per poi conseguentemente, prepotentemente e disinvoltamente dettarne regole, metodi e sorti a scapito dei Lavoratori.
Problemi questi,di cui purtroppo non sono altro che una punta di un iceberg.
Si e’ narrato e si narra,con cognizione di causa,dell' aspetto in cui si caratterizzano le cicliche assunzioni trasversali e nepotistiche in Cassa Edile di Foggia pariteticamente e preventisticamente bilanciate....(a proposito dei giusti equilibri) e la spergiudicatezza dei rapporti consociativi politico-affaristici in seno algli enti bilaterali,dovrebbero indurre in chi ha responsabilita’ Confederali in ambito nazionale e provinciale,ad una ineluttabile presa di coscenza politica e morale.
Oramai non bastano piu’ i proclami,i contratti collettivi nazionali ed intragrativi in questa provincia, sono da decenni solo dei copia ed incolla, rifrescati all’ occorrenza da qualche novita’ normativa, e per la quale renderli esigibili,sono una mera utopia per i Lavoratori.Queste regole,sono spesso barattate e negoziate in nome di compromessi sulla quale e’ meglio tacere per carita’ di patria.La rassegnazione di tanti Lavoratori sono lo scenario di fondo di “compartecipazione” di accordi e prospettive gia’ denileate.Spesso non sono altro che inconsapevoli attori,in mani a finissimi registri i quali perpetuano l’arte del potere per fini e tornaconti personali,mortificando ed avvilendo le giuste aspettative collettive ed inviduali.
Gli avvicendamenti con scadenze programmate per la cogestione paritetica degli enti-bilaterali di esclusiva nomina da apparati prettamente politico-sindacale,dimostrano di sterilizzare qualsiasi volonta’ atta ad intraprendere dinamiche diverse dall’ attuale status-quo non piu’ sostenibile,sulla quale sono evidenti crepe e falle di un “sistema” che garantisce solo l’ autoreferenzialita’ fine a se stessa.
Pensare di galleggiare disinvoltamente su queste basi,equivalerebbe galleggiare su uno stagno prossimo alla decomposizione.
Da ex-operaio edile di lungo corso avverto in tutta consapevolezza l’estremita’ di questi disagi,in una categoria stanca di tutte queste enormi contraddizioni e pericoli. Da sindacalista, vorrei offrire questi elementi per lanciare un allarme affinche’ tutti gli errori non diventino diabolici,e prima che questo processo non diventi per il Sindacato una catastrofe,come molti neocapitalisti auspicano.
Questa mia lettera aperta infine, e’ scaturita interpretando il pensiero di tutti i miei compagni e colleghi di lavoro,i quali dopo averla letta ed approvata,danno mandato per renderla pubblica.
Infine con la presente,danno altresi’ preciso mandato al Direttore della Cassa Edile di Capitanata in qualita’ di mero esecutore dei regolamenti “unilateralmente” predeterminati ,di destinare eventualmente le nostre somme in relazione agli interessi di cui sopra specificati,ai figli dei Lavoratori edili morti in adempimento del loro lavoro (la giusta definizione e’ la loro fatica),in quanto non vorremmo in nessun caso che andrebbero a finanziare le “opere d’arte” di uno storico e pseudomino“dirigente sindacale”.
F.to
Emilio Salvatore GALULLO
Egregio Direttore "Cassa Edile di Capitanata" mi ritrovo ad oggi, mio malgrado, scriverVi dopo circa due mesi di distanza in merito ad una mia personale richiesta formalmente inoltrataVi in relazione alla mancata corresponsione degli interessi passivi nella procedura di amministrazione controllata della societa’ Coopcostruttori,somma di mia competenza,a titolo dei mancati accantonamenti salariali per i periodi di Ottobre 2002,Giugno 2003 pari ad un importo complessivo di euro 926,25 – compresive delle trattenute associative- sindacali di categoria per euro 48,75 in favore della Fillea-CGIL di Foggia.
Dopo oltre sette anni, il sottoscritto ed altrettanti circa 5 mila Lavoratori dipendenti della Coopcostruttori, il Giudice delegato all’amminstrazione straordinaria,ha disposto il piano di riparto economico per i creditori privilegiati,in relazione ai rispettivi crediti omologamente sospesi,non ottemperando contestualmente gli ulteriori interessi passivi legittimamente spettanti.
In riscontro alla Vostra nota del 14.settembre.2010 – prot. 4730 – e dopo opportuni confronti con la segreteria provinciale della Fillea – Cgil di Foggia,e’ emerso:
1) Che per il sindacato di categoria e’ discrezionale l’ operato del Giudice, il quale non ha eventualmente disposto alcun pagamento degli interessi passivi scaturiti dai crediti legittimamente dovuti per ogni Lavoratore in luogo al cantiere di San Severo;
2) Che la Cassa Edile di Capitanata non si e’ adottata di alcun regolamento affinche’ si tutelasse il diritto dei Lavoratori edili, per la quale in presenza di insolvenze,ritardi ed appropriazioni indebite da parte datoriale, si finalizzasse la liquidazione dei dovuti interessi passivi maturati a favore degli stessi.
Per quanto posto in evidenza,ritengo indispensabile denunciare pubblicamente tutta la mia amarezza ed il profondo disagio per l’atteggiamento “neutrale” del sindacato di categoria provinciale ed in particolare della Fillea – Cgil nel suo complesso, ribadendo e sottoscrivendo la presente lettera aperta.
Personalmente da un po’ di tempo come tanti altri Lavoratori mi sono posto e mi pongo il problema di come l’ adesione al Sindacato non possa essere puramente solo un atto formale e ideologico.Da lavoratore ho sempre considerato che solo attraverso un sano rapporto antagonistico con i datori di lavoro,e,laddove si rendesse necessario,lo strumento dello sciopero e le lotte, possono pienamente legittimare la difesa del posto di lavoro,la salvaguardia del potere d’acquisto del salario e la sacrosanta tutela dei diritti dei Lavoratori.
Il riscatto sociale,l’ emancipazione della classe operaia e la conquista democratica dei diritti sociali
tese alle migliori condizioni di vita sui posti di lavoro,hanno avuto l’ alba in un periodo dove non a caso,in un sistema di conflittualia’ sociale,si erano poste in un contesto di forze,le finalita’ ad un piu’ giusto equilibrio tra classe capitalistica e classe operaia in virtu’dei valori fondamentali derivanti dall’ art. 41 della nostra Costituzione Italiana.
La drammaticita’ delle condizoni di tanti,molti lavoratori, imporrebbero un’attenta elaborazione analitica poste a nuove piattaforme rivendicative per esprimere nuovi diritti ed estenderle,su queste basi,nelle societa’ democraticamente avanzate e complesse.
Per molti significa pero’,un’ equazione anacronistica per un opzione inversa atta ad un sistema molto piu’ semplice ed accomodante,attuate con relazioni mortificanti quali concertazione e consociativismo.
Da ex-lavoratore edile,ed ex dirigente sindacale della Fillea ho guardato sempre con estremo sospetto il “sistema di cogestione” degli enti bilatertali con i rappresentanti delle imprese edili,ho ritenuto sempre un problema che solo uno striminzito 30% della complessiva platea storica dei Lavoratori iscritti alla Filca CISL- Fillea CGIL – e Feneal UIL presso la Cassa Edile di Capitanata ,fosse un macigno evidente di democrazia e di rappresentanza per l' intera categoria.
Oggettivamente non puo’scaturire una rappresentanza di dirigenti sindacali da una palese minoranza di iscritti,per poi conseguentemente, prepotentemente e disinvoltamente dettarne regole, metodi e sorti a scapito dei Lavoratori.
Problemi questi,di cui purtroppo non sono altro che una punta di un iceberg.
Si e’ narrato e si narra,con cognizione di causa,dell' aspetto in cui si caratterizzano le cicliche assunzioni trasversali e nepotistiche in Cassa Edile di Foggia pariteticamente e preventisticamente bilanciate....(a proposito dei giusti equilibri) e la spergiudicatezza dei rapporti consociativi politico-affaristici in seno algli enti bilaterali,dovrebbero indurre in chi ha responsabilita’ Confederali in ambito nazionale e provinciale,ad una ineluttabile presa di coscenza politica e morale.
Oramai non bastano piu’ i proclami,i contratti collettivi nazionali ed intragrativi in questa provincia, sono da decenni solo dei copia ed incolla, rifrescati all’ occorrenza da qualche novita’ normativa, e per la quale renderli esigibili,sono una mera utopia per i Lavoratori.Queste regole,sono spesso barattate e negoziate in nome di compromessi sulla quale e’ meglio tacere per carita’ di patria.La rassegnazione di tanti Lavoratori sono lo scenario di fondo di “compartecipazione” di accordi e prospettive gia’ denileate.Spesso non sono altro che inconsapevoli attori,in mani a finissimi registri i quali perpetuano l’arte del potere per fini e tornaconti personali,mortificando ed avvilendo le giuste aspettative collettive ed inviduali.
Gli avvicendamenti con scadenze programmate per la cogestione paritetica degli enti-bilaterali di esclusiva nomina da apparati prettamente politico-sindacale,dimostrano di sterilizzare qualsiasi volonta’ atta ad intraprendere dinamiche diverse dall’ attuale status-quo non piu’ sostenibile,sulla quale sono evidenti crepe e falle di un “sistema” che garantisce solo l’ autoreferenzialita’ fine a se stessa.
Pensare di galleggiare disinvoltamente su queste basi,equivalerebbe galleggiare su uno stagno prossimo alla decomposizione.
Da ex-operaio edile di lungo corso avverto in tutta consapevolezza l’estremita’ di questi disagi,in una categoria stanca di tutte queste enormi contraddizioni e pericoli. Da sindacalista, vorrei offrire questi elementi per lanciare un allarme affinche’ tutti gli errori non diventino diabolici,e prima che questo processo non diventi per il Sindacato una catastrofe,come molti neocapitalisti auspicano.
Questa mia lettera aperta infine, e’ scaturita interpretando il pensiero di tutti i miei compagni e colleghi di lavoro,i quali dopo averla letta ed approvata,danno mandato per renderla pubblica.
Infine con la presente,danno altresi’ preciso mandato al Direttore della Cassa Edile di Capitanata in qualita’ di mero esecutore dei regolamenti “unilateralmente” predeterminati ,di destinare eventualmente le nostre somme in relazione agli interessi di cui sopra specificati,ai figli dei Lavoratori edili morti in adempimento del loro lavoro (la giusta definizione e’ la loro fatica),in quanto non vorremmo in nessun caso che andrebbero a finanziare le “opere d’arte” di uno storico e pseudomino“dirigente sindacale”.
F.to
Emilio Salvatore GALULLO
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