Visualizzazioni totali

mercoledì 20 aprile 2011

OCCUPATO IL NIDIL CGIL NAZIONALE - DA RADIO ONDA ROSSA

http://ia600605.us.archive.org/5/items/ProtestaControIlNidilCgil/110420occupazionenidil.mp3

I LICENZIATI BUSSANO DUE VOLTE...ALLA CGIL da Radio Città Aperta

20-04-2011/14:01 - E' in corso da metà mattinata un'occupazione piuttosto clamorosa in via Palestro 78 a Roma. Si tratta della sede della Nidil Cgil, la struttura confederale incaricata di seguire e tutelare i lavoratori atipici.
E per essere atipici, i lavoratori che hanno occupato poche ore fa sono “atipicissimi” perchè sono quelli licenziati dalla Cgil stessa e che da mesi stanno protestando contro quello che ritengono un licenziamento immotivato.
Da dieci giorni stavano presidiando la direzione nazionale in Corso d'Italia, ma fino ad ora senza alcun risultato. La vicenda si trascina sin da quando il segretario della Cgil era Guglielmo Epifani, ma anche con l'arrivo della Camusso la situazione non si è sbloccata.
Per cui, ci dice al telefono Simona Miceli, hanno “deciso di passare all'azione con l'occupazione di una sede sindacale e di un sindacato nato proprio per affrontare le mille forme della precarietà e della atipicità dei contratti. Gli occupanti hanno chiesto un incontro ai dirigenti della Nidil Cgil e sono in attesa di una risposta.
Inutile nascondere che le difficoltà di questi lavoratori assai atipici (soprattutto per le caratteristiche del datore di lavoro) nel far conoscere la propria vicenda sono state enormi.“A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutti i giornali d’Italia” dicono i licenziati nell'apposito blog che hanno aperto http://www.licenziatidallacgil.blogspot.com . “Siccome siamo uomini e donne di sinistra, abbiamo scritto prima di tutto a quei quotidiani che ci sembravano più vicini a noi e dai quali ci saremmo aspettati solidarietà. Per un fatto del tutto naturale e per coerenza con quanto si predica, infatti, era auspicabile che le nostre storie venissero raccontate anche e, soprattutto, da loro (ma solo pochi hanno risposto)” . Se dalla Cgil rispondono che “Più che di cause di lavoro, purtroppo sempre possibili, si è trattato fin dall'inizio di una campagna di aggressione gestita utilizzando siti e piazze virtuali ben prima di giungere nelle aule di tribunali, dopo aver respinto o disatteso ogni incontro”, ben diverso è l'atteggiamento di sindacati di base come l'USB che in un comunicato esprime il proprio sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati dalla Cgil: “USB è al fianco dei lavoratori, sempre e comunque, anche di questi 30 e più lavoratori che intendono far valere i propri diritti e che per questo motivo si stanno battendo e stanno presidiando la sede nazionale della Cgil” afferma l'Usb. "Oltre 30 lavoratori già dipendenti della Cgil, hanno intrapreso azioni legali nei confronti del proprio “datore di lavoro” che riguardano “lavoro nero, lavoro irregolare, mobbing, molestie, contratti atipici, licenziamenti per rappresaglia e ritorsioni, intermediazione illegittima di manodopera”. 


Il link dell'articolo: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6365&Itemid=9

LA STAMPA CHE HA PUBBLICATO E QUELLI CHE INVECE FANNO FINTA DI NIENTE

Il Comitato dei Lavoratori licenziati dalla CGIL ringrazia tutte le testate giornalistiche (Liberazione, La Stampa, il Manifesto, il Giornale, La Primapagina, Giornalettismo, Il Pasquino, Il Punto Rosso, Iustitia) perdonateci se dimentichiamo qualcuno, per aver dato voce alle nostre tristi vicende. A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutti i giornali d’Italia. Siccome siamo uomini e donne di sinistra, abbiamo scritto prima di tutto a quei quotidiani che ci sembravano più vicini a noi e dai quali ci saremmo aspettati solidarietà. Per un fatto del tutto naturale e per coerenza con quanto si predica, infatti, era auspicabile che le nostre storie venissero raccontate anche e, soprattutto, da loro (ma solo pochi hanno risposto) .
Il giornalista ha, prima di tutto, il dovere di informare. Ringraziamo chi ha semplicemente voluto raccontare dei fatti che – piaccia o non piaccia – sono accaduti, come dimostra il fatto che una delegazione dei licenziati dalla CGIL è in presidio a Roma davanti la sede della CGIL nazionale ormai dallo scorso 8 aprile, rivendicando giustizia e diritti. Tanti giornali hanno fatto finta di non vedere, di non sentire e hanno preferito voltarsi dall’altra parte.
Non permettiamo a nessuno di dirci che ci siamo venduti alla destra. Chi conosce noi e la nostra storia di militanza (sempre a sinistra) sa bene che non è così. Siamo pronti a tirar fuori tutte le mail (con data e ora di spedizione) inviati a TUTTA - e sottolineamo TUTTA - la stampa italiana. Non è certamente colpa nostra se ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati solo in pochi.
Auspichiamo una presa di coscienza da parte degli altri giornali e chiediamo loro di ospitare la nostra denuncia. Raccontare non vuol dire per forza dare torto o ragione. Raccontare non implica che non vi sia il diritto di replica. Le nostre sono storie pubbliche e supportate da denunce che sono al vaglio della Magistratura competente. Non sono cioè, parole in libertà, ma fatti. Fatti che fanno male e feriscono. Indubbiamente. Ad “infangare” non è mai chi denuncia, ma chi commette degli atti non consoni al proprio ruolo e ai valori di cui si mostra portavoce.
Dunque un ringraziamento aperto a tutto coloro che ci hanno dato voce e una richiesta pubblica a tutti i giornalisti seri e imparziali di questo paese (e sappiamo che ce ne sono tanti) di cominciare a rompere questo odioso muro del silenzio che è calato, come una pesante cortina, su di noi.

martedì 19 aprile 2011


Il Comitato dei Lavoratori licenziati dalla CGIL ringrazia il TG1 per aver dato voce alle nostre tristi vicende. A quanti ci hanno accusato di esserci fatti “strumentalizzare” rispondiamo che è da mesi che inviamo le nostre storie - corredate dalle denunce (esposti e ricorsi) - a tutt'’Italia. Il giornalista ha, prima di tutto, il dovere di informare. Il tg1 non ha “costruito” la notizia. Ha semplicemente voluto raccontare dei fatti che – piaccia o non piaccia – sono accaduti, come dimostra il fatto che una delegazione dei licenziati dalla CGIL è in presidio a Roma davanti la sede della CGIL nazionale ormai dallo scorso 8 aprile, rivendicando giustizia e diritti. Spiace constatare che il TG1 sia stato l’unico telegiornale a darci voce. Gli altri hanno preferito voltarsi dall’altra parte.
Non permettiamo a nessuno di dirci che ci siamo venduti alla destra. Chi conosce noi e la nostra storia di militanza (sempre a sinistra) sa bene che non è così. Siamo pronti a tirar fuori tutte le mail (con data e ora di spedizione) inviati a TUTTI - e sottolineamo TUTTI - gli organi di informazione mediatica. Non è certamente colpa nostra se ad accorgersi di quanto stava accadendo è stato solo il TG1.
Raccontare non vuol dire per forza dare torto o ragione. Raccontare non implica che non vi sia il diritto di replica. Le nostre sono storie pubbliche e supportate da denunce che sono al vaglio della Magistratura competente. Non sono cioè, parole in libertà, ma fatti. Fatti che fanno male e feriscono. Indubbiamente. Ad “infangare” non è mai chi denuncia, ma chi commette degli atti non consoni al proprio ruolo e ai valori di cui si mostra portavoce.
Dunque un ringraziamento aperto al TG1 e una richiesta pubblica a tutti i giornalisti seri e imparziali di questo paese (e sappiamo che ce ne sono tanti) di cominciare a rompere questo odioso muro del silenzio che è calato, come una pesante cortina, su di noi.

19 aprile alle ore 11.28 LAVORO – DI BIAGIO (FLI), IN STRADA CON I LICENZIATI CGIL

Roma, 19 aprile 2011 – “Accanto a questi giovani abbandonati dalle istituzioni, abbandonati dal sindacato al quale hanno offerto la loro professionalità e competenza, si comprende quanto ancora bisogna fare in Italia a tutela delle fasce più deboli dei lavoratori, soprattutto se a violare i diritti fondamentali è proprio il primo sindacato italiano”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato Fli che ha partecipato al sit-in di protesta del comitato dei licenziati della Cgil, che da dieci giorni si svolge fuori alla sede romana del sindacato. “Molti sono stati gli atti parlamentari indirizzati al ministro Sacconi per chiedere chiarimenti – spiega – ma i riscontri sono stati scarsi, per tale ragione si svolgerà a breve un question time in aula per chiedere al Ministero di intervenire a tutela di questi lavoratori, usati e poi buttati della Cgil, senza alcun contratto né garanzia né giusta causa”. “Fermo restando il rispetto per il ruolo storicamente consolidato dei sindacati –conclude – è ignobile pensare che questi possano operare ed agire in una sorta di anarchia, sfuggendo essi stessi a quelle norme per le quali anni addietro hanno combattuto. La tutela ed i diritti valgono per tutti anche per i loro stessi impiegati”.

sabato 16 aprile 2011

LA STORIA DI MARINELLA TONINI LICENZIATA DALLA CGIL DI GROSSETO

Continuano ad arrivarci e-mail di persone che si mettono in contatto con noi per raccontarci le loro storie di precari e licenziati dalla CGIL. Naturalmente scegliamo di dare spazio a quelle sulle quali c'è già avviato un percorso dinnanzi alla Magistratura competente, ciò onde evitare strumentalizzazioni.
Il fatto però che ci siano casi di persone che non hanno avuto la forza nè il coraggio di denunciare, dovrebbe far riflettere tutti. I lavoratori licenziati dal sindacato sono quasi sempre soli e privi di tutela.
Di seguito la storia di Marinella Tonini licenziata dalla CGIL di Grosseto, reintegrata dal giudice e licenziata cinque minuti dopo dal sindacato. Alleghiamo anche la lettera che scrisse a Guglielmo Epifani per raccontargli ciò che stava accadendo. Naturalmente questa lettera, come tante altre, scritte dai lavoratori licenziati dalla CGIL, rimase senza risposta.
Una riflessione è d'obbligo. E' possibile che tutte queste persone siano pazze? E' possibile che una mattina ci si svegli e si decida di "aggredire" gratuitamente un sindacato al quale si è aderito per anni con spirito di appartenenza? E' possibile che tutte queste persone sono state e restano compagni e compagne che hanno amato la CGIL e ne hanno condiviso valori e battaglie?
C'è o non c'è qualcosa che non va'? Perché continuare a far finta di niente?


Il tutto inizia alla fine del 2002
Viene  inviata a tutti i  livelli dell’organizzazione una lettera diffamatoria nei miei confronti  a nome della funzione pubblica firmata dal  suo segretario.
Vista l’impossibilità di far valere le mie ragioni e tutelare la mia onorabilità sono stata costretta a sporgere querela contro il firmatario della stessa.
Da allora la vita è diventata  un inferno: ho dovuto subire ogni sorta di pressione affinchè ritirassi la querela, mi era stata offerta anche una somma di denaro per abbandonare spontaneamente l’organizzazione.
Ho dovuto cedere e ritirare la querela, pensavo fosse finita e invece il bello doveva ancora arrivare:
Nel febbraio 2005 passaggio dal libro paga della Camera del Lavoro a quello della Società che gestisce il CAAF. (con verbale di intesa che garantiva il mio rientro in CGIL alla scadenza dell’incarico di direttore di detta società). Hanno aspettato il primo pretesto ed ecco il licenziamento:
Tutto costruito ad arte: Mi vengono richieste con la solita e già conosciuta insistenza le dimissioni dall’incarico con la rassicurazione di un rientro immediato in CGIL ad altro incarico anche se di livello inferiore .  Stanca della situazione accetto e consegno le dimissioni  “dall’incarico di direttore”.  Quel giorno ho firmato la mia uscita dalla CGIL

Il giudice del Tribunale di Grosseto accoglie in pieno il mio ricorso condannando la società al pagamento delle mensilità  dalla data del licenziamento alla data dell’udienza e all’immediato reintegro ( nelle sua difesa la CGIL ha  cercato in tutti i modi di dimostrare che non vi erano i 15 dipendenti per l’applicazione della’art. 18 )

Obbligati alla riassunzione cosa fanno? Mi licenziano di nuovo!!!!
Motivazione “ non hanno  alcuna possibilità per una mia collocazione”


Purtroppo  per me la Corte di Appello di Firenze accoglie la loro tesi.
Per I giudici io  Mi sono dimessa non mi hanno licenziata!!!!!
Adesso sono in attesa della decisone della Cassazione.

Comunque vada non mi arrenderò! Ovvio se sarà favorevole la strada sarà in salita, ma anche se sarà sfavorevole andrò avanti con il licenziamento CGIL in base all’accordo sottoscritto.
Mi batterò fino a che avrò fiato!!!!!!!!!!!!
Ovviamente ho attivato tutta la procedura interna prevista dallo statuto………ho scritto ai segretari regionali che si sono succeduti nel tempo, mai nessuna risposta..l’ ultima nota, che vi allego,  l’ho inviata ad Epifani e per conoscenza a tutta la segreteria nazionale e regionale, quindi anche alla Camusso. Ovviamente nessuna risposta .


     Al compagno Guglielmo Epifani
     Segretario Generale CGIL

     E,p.c;         Ai compagni/e   componenti la Segretaria Nazionale

                      Ai compagni/e  componenti la  Segreteria Regionale Toscana 



Caro compagno Epifani

sono trascorsi quasi  due anni dal mio  brutale allontanamento dall’organizzazione, due anni per me molto difficili trascorsi   tra  amarezza, delusione e incredulità  per la ferocia con la quale mi si è voluto colpire.
Prima forzandomi ad un atto di responsabilità facendomi dare le dimissioni dall’incarico assegnatomi, successivamente utilizzandolo per licenziarmi dalla Società Servizi e dalla CGIL e infine per licenziarmi di nuovo.
Aggressione questa  si direbbe del miglior padrone!

Dopo aver operato  per oltre 30 anni  nella CGIL Grossetana  ed aver creduto e contribuito  all’affermazione dei  valori  cardine  che hanno fatto grande l’organizzazione  anteponendoli   ai bisogni personali,   questo epilogo  ha messo in discussione tutte   le mie certezze.   

Eppure appena  6 anni fa  solo per un preavviso di licenziamento, appena ne sei venuto a conoscenza via radio  da uno pseudo grossetano  con accento milanese, nella trasmissione radio anch’io,     sei intervenuto immediatamente , pensando, credo, che fossero stati lesi i diritti individuali di quel lavoratore, oggi guarda caso, segretario di Organizzazione.

Mi ricordo benissimo il titolo del quotidiano “ La CGIL licenzia un dirigente:  Epifani tuona e lo riassume

Io appena avuto il duplice  licenziamento dalla Società Servizi e dalla CGIL , non sono ricorsa ai clamori della stampa per difendermi, ma al contrario nonostante la pesante ingiustizia riservatami  ho cercato di difendere l’organizzazione  intraprendendo  la  procedura interna. Purtroppo, e qui la prima grande delusione, tutti i vari livelli dell’organizzazione hanno fatto calare nel nulla le mie pesanti privazioni.
 Eppure la compagna  Maria Troffa, in  nome  del Comitato di Garanzia interregionale centro, nel giugno 2007 mi comunicava che per la problematica evidenziata aveva ritenuto utile inviare la pratica al dipartimento Organizzazione.
Dunque i dipendenti della CGIL e delle sue dirette società,  come ho potuto constatare, non hanno purtroppo il sindacato   che possa difenderli (è  cosa normale?).

Ho atteso in silenzio  la decisione del Giudice del Lavoro che   ha accolto il mio primo  ricorso e riconosciuto il diritto alla reintegra nel mio posto di lavoro.




Il Segretario della CGIL Grossetana,  invece  di comunicarmi la data  per riprendere lavoro, mi ha inviato una nuova lettera di licenziamento  per giustificato motivo oggettivo:
non ci sono mansioni da assegnarmi!.  Né all’interno della Società né tanto meno all’interno della Camera del Lavoro,  nella quale avrei dovuto rientrare con diritto   come da accordo con lo stesso sottoscritto.

Il Segretario della Camera del Lavoro di Grosseto  oltre che  ignorare i fondamentali diritti dei lavoratori   Ignora anche le decisioni della magistratura.   Chi gli da questo potere?

Perché questo  risentimento  violento e aggressivo nei   miei confronti ?    
Mi chiedo come sia possibile che tutta la CGIL  taccia di fronte ad una così grave violazione dei diritti fondamentali sanciti dai contratti collettivi di lavoro  prima ancora che dalla legislazione.
Come è possibile che tutti i livelli dell’organizzazione siano chiusi in un’assordante silenzio di fronte a comportamenti  che mettono in discussione i valori fondamentali che essi stessi rappresentano?  Ma…. Misteri di questa  CGIL!

All’ inagurazione della nuova sede hai affermato che il periodo buio era passato, che bisognava guardare avanti e che era stata ripristinala la democrazia. Quale democrazia?
Quella dove ci sono solo amici o nemici?  Quella dell’autoritarismo assoluto, dove non c’è spazio al dibattito e alla libera espressione?
Quella dei rancori e delle vendette personali?
E’ questa la  “democrazia che hai voluto ripristinare a Grosseto” ?  Spero di no.

Ma purtroppo questo è il risultato.

E allora mi chiedo e ti chiedo   come può la CGIL dei diritti  e soprattutto tutto il suo gruppo
dirigente  permettere che  accadano i fatti sopra esposti  o peggio ancora cercare di nasconderli distorcendoli e stravolgendo la verità?

Perché anche da parte tua queste diverse sensibilità ?

Eppure i regolamenti e lo  statuto recitano  che i dipendenti e gli iscritti hanno diritto alla piena tutela sia individuale sia collettiva dei propri diritti e interessi economici, sociali, professionali e morali ,   ma a quanto pare i fruitori di detti diritti  sono   ad assoluta  discrezione  di chi detiene il potere  pro - tempore   di questa CGIL.

Ai noi che brutta fine se questo è il gruppo dirigente selezionato per rigenerare la CGIL!

Gli oltre 30 anni di militanza in questa organizzazione mi hanno comunque  insegnato a combattere per affermare i diritti della persona e,  anche se  da sola,  lotterò fino in fondo con ogni mezzo consentito per salvaguardare e difendere la mia integrità morale e professionale. 

Attendo una tua risposta  alla quale sono convinta di avere diritto,  in un dialogo corretto e leale tra compagni,  senza   ricorrere  ai clamori dei media.    

Cordialmente.
   Marinella Tonini



Grosseto, 29 Settembre 2008
 



venerdì 15 aprile 2011

COMUNICATO STAMPA DI RISPOSTA ALLA SEGRETERIA NAZIONALE CGIL

COMITATO PRECARI E LICENZIATI DALLA CGIL 
COMUNICATO STAMPA   15 APRILE 2011 
Il Comitato dei precari e dei Licenziati Dalla cgil, in presidio permanente di protesta davanti alla sede della Cgil Nazionale dal 08-04-11, ha appreso che in data 13-04-11 la segr. naz. della Cgil ha diffuso a tutte le sue strutture, una nota (che alleghiamo) che intenderebbe fare chiarezza sulle vertenze in atto e ormai sostenute da ampi settori dell'opinione pubblica nazionale, nonchè da varie realtà associative e sindacali. Premesso che non intendiamo entrare nel merito delle ragioni che hanno indotto la segr. naz. a diffondere tale nota, nè tantomeno sulle valutazioni di ordine politico e mediatico a cui detta nota fà riferimento. Ci limitiamo esclusivamente ad evidenziare che da parte nostra NON vi è stata alcuna azione finalizzata ad "AGGREDIRE" la Cgil, anzi al contrario da sempre, la esplicita volontà di risolvere tutti i contenziosi in atto. Non possiamo tuttavia esimerci dal puntualizzare quanto la nota riferisce circa la situazione vertenziale dei singoli lavoratori e delle lavoratrici (nella nota sono indicati con nome e cognome, con qualche legittimo dubbio sulla privacy dei medesimi). Riteniamo quindi necessario ed utile una precisa, corretta e completa, informazione sui singoli casi citati nella suddetta nota, non solo come detto, per completezza e correttezza di informazione, quanto e soprattutto in ragione di una elementare forma di tutela della dignità delle persone, le cui vicende non possono essere rappresentate in maniera assai distorta e certamente parziale, al fine di proseguire nel tentativo di ridimensionare la gravità delle vicende in atto. Ribadiamo infatti, che NESSUNA istanza della Cgil, ha MAI APPROFONDITO le questioni poste dai singoli lavoratori e pertanto quanto affermato nella nota della segr. naz., ha come unico obiettivo proprio quello di EVITARNE l'approfondimento. Ci appare altresì opportuno puntualizzare che, nonostante ci si trovi in presenza di singoli casi (che peraltro continuano ad aumentare: Luca Paoli, Fabio Buono, Marinella Tonini) pur nella loro diversità, messi insieme, sollevano un indubbio problema politico,organizzativo, statutario e regolamentare, interno alla cgil.Diamo atto alla Cgil nazionale, di avere tentato, solo per alcuni dei casi citati, nel mese di maggio e novembre del 2010, e comunque sempre in seguito a nostre iniziative di protesta, di aver tentato di promuovere incontri tra i lavoratori e le strutture interessate. Ci preme informare la Cgil Naz. che tali incontri, nei limitati casi, ove siano avvenuti, NON HANNO PRODOTTO ALCUN RISULTATO, non già per la indisponibilità dei lavoratori interessati quanto per l'assoluta INDISPONIBILITA' delle strutture periferiche della cgil che, peraltro sono le stesse strutture che tali situazioni hanno determinato e causato.Per tali ragioni, abbiamo ritenuto indispensabile sollecitare la Cgil Naz. ad avocare a sè il coordinamento e la gestione delle singole vertenze individuali, e ciò al fine di evitare il reiterarsi di tali incresciose situazioni nonchè il loro eventuale proliferare. Per quanto premesso e rappresentato reiteriamo la formale richiesta di un incontro urgente con la segr. naz. della Cgil finalizzato alla necessità di concordare un metodo condiviso e funzionale che affronti le controversie in atto e ribadisca il principio statutario e regolamentare che disciplina la gestione dei rapporti di lavoro all'interno di tutte le strutture della cgil e di cui proprio la cgil naz. ne deve essere garante. 
Il Comitato Licenziati Dalla cgil Roma, 15-04-2011


“LICENZIATI DALLA CGIL”: CONTINUA UNA PRETESTUOSA AGGRESSIONE ALLA CGIL

E’ uscito un comunicato su diversi siti internet con il quale si vorrebbe dimostrare che i casi di contenziosi con la CGIL per presunti “licenziamenti” sarebbero ben più dei sei da noi dichiarati in polemica con un servizio messo in onda dal tg 1.
Come avevamo già detto la ricerca strumentale di una polemica contro la nostra organizzazione si nutre di “casi” fra di loro diversissimi che ben poco hanno a che vedere con termini utilizzati nei vari comunicati, quali “precari”, “licenziati”, ecc.

Ma vediamo ora i casi citati:

1) Alessandra Mangano. Ha completato la collaborazione a progetto per la quale aveva un regolare contratto con una struttura siciliana.

2) Alma Bianco. Amministratrice di diverse categorie della CGIL di Messina. Viene licenziata essendo ritenuta responsabile di una serie di sottrazioni di risorse pari all’ordine di varie decine di migliaia di euro. La CGIL di Messina e otto categorie provinciali hanno presentato denuncia alla competente Procura della Repubblica.

3) Alfredo Curcio. Già segretario della Camera del Lavoro di Lamezia Terme. In pensione da quattro anni

4) Anna De Biase. Rapporto di lavoro occasionale con Fillea Napoli nel 2007. Terminato il rapporto la signora De Biase ne rivendica la trasformazione in un contratto a tempo indeterminato.

5) Aurelio Benigno. Ha ricoperto incarichi nel sindacato degli edili calabresi, la Fillea. E’ in pensione da 4 anni circa. Collabora con un’altra organizzazione sindacale.

6) Barbara Tundis. La signora, che operava presso una sede decentrata della Camera della CGIL di Castrovillari, si è volontariamente licenziata per seguire la propria attività di studio.

7) Francesco Raschillà. Già segretario della Fillea regionale Calabria. Dopo un lungo periodo di assenza dal lavoro, riprende la sua attività anziché in CGIL presso Edilcassa regionale, di cui è dipendente da circa 10 anni.

8) Giovanni Sapienza. Non ha mai lavorato per la CGIL di Catania. Lo dimostrano tutte le documentazioni lavorative che riguardano il signor Sapienza.

9) Paolo Ferraro. Presta servizio civile presso la CGIL di Cosenza. Successivamente assunto da una cooperativa cura la pulizia dei locali della CGIL. Rivendica differenze retributive.

10) Pinuccio Giuri. Presidente del Caaf (SrL) di Lecce di cui era anche dipendente. Licenziato perché accusato di aver sottratto risorse nella sua disponibilità. Denunciato dalla CGIL di Lecce per appropriazione indebita. Il Caaf di Lecce è stato posto in liquidazione volontaria con l’impegno a riassumere tutti i dipendenti con eventuale esclusione di quanti avessero maturato responsabilità oggettive nella colpevole conduzione del Caaf stesso.

11) Manuela Ceraulo; Donatella Coppola; Caterina Giuri; Maria Linciano; Marinella Pagliula; Emanuela Paola Vitali. Tutti ex dipendenti del Caaf di Lecce chiuso per fallimento. Esclusi due casi (si veda il punto precedente per le ragioni e, per altro, si tratta di rapporti di lavoro mai autorizzati dal Consiglio di Amministrazione), è stato offerto loro il reincarico che è stato rifiutato. Alcuni di loro lavorano presso i Caaf di altre organizzazioni sindacali.


12) Romina Licciardi. Viene interrotto il rapporto di lavoro perché svolgeva attività presso un ente pubblico nel periodo di assenza per malattia. A Romina Licciardi è stata offerta una ricollocazione che è stata rifiutata. La magistratura di Ragusa ha dato parere negativo su due ricorsi presentati dalla signora Licciardi, il primo circa un presunto comportamento antisindacale della CGIL di Ragusa ed il secondo circa una denuncia per molestie sessuali subite circa dieci anni fa.


13) Simona Miceli. Viene interrotto il rapporto di lavoro per superamento del periodo massimo di assenza. Pur convinti delle ragioni a favore della struttura locale, ma vista la complessità della situazione, si è cercato ripetutamente una intesa alla quale non è stato dato seguito non per responsabilità della CGIL. Val la pena di segnalare che nel corso di un diverbio con la signora Miceli, il segretario generale della confederazione interessata si lasciò andare ad espressioni non coerenti con il proprio ruolo ed è stato prontamente rimosso dall’incarico.


14) Tommaso Fonte. Si candida alle elezioni regionali mentre ricopre l’incarico di segretario generale della CGIL di Ragusa. La candidatura è incompatibile con l’incarico sindacale e pertanto rientra nel luogo di lavoro, che sono le ferrovie. Ad oggi milita in un’altra organizzazione sindacale.


Inoltre, la polemica è stata accompagnata dall’affermazione che la CGIL si rifiuterebbe di incontrare le persone sopracitate.
 

Anche questo è falso, infatti:
a) Nel mese di maggio 2010 si dà vita ad un primo incontro collettivo. Vengono incontrati Romina Licciardi (si dà vita di seguito ad una serie di incontri a Ragusa tesi a determinare una ricollocazione della signora);
Alessandra Mangano (l’incontro non sortisce risultato alcuno né vengono accolti dalla dott.ssa Mangano gli inviti dichiarati nella stessa sede ad ulteriori approfondimenti); Simona Miceli (la signora rifiuta di incontrare le strutture calabresi, si dà vita a distanza di poco tempo ad un incontro fra legali che non sortisce risultati);
diverse persone che operavano presso il Caaf di Lecce, chiuso per fallimento (si dà vita ad un incontro formale pochi giorni dopo a Bari che va deserto).


b) Nel mese di novembre si dà vita ad un secondo incontro collettivo e vengono incontrati: Romina Licciardi (si conferma la prosecuzione degli incontri già avviati a Ragusa e l’impegno della CGIL. La signora, a nostra insaputa, aveva nel frattempo già presentato denuncia alla Procura della Repubblica contro la CGIL); Giovanni Sapienza (situazione sconosciuta, seduta stante si definisce l’impegno ad un incontro con gli avvocati di parte.
La richiesta scritta della confederazione catanese non sortisce effetto alcuno); Simona Miceli (si incontrano subito dopo di nuovo i legali ma non si dà ulteriore seguito); Barbara Tundis (parte a distanza di poche ore la richiesta di incontrare i legali di parte).


Non vogliamo immaginare che ci sia un’esplicita scelta di attacco alla nostra organizzazione, certo avendo di fronte ai singoli casi tenuto un comportamento lineare, se necessario avendo corretto scelte sbagliate di singoli dirigenti, pensiamo sia giusto che tutti conoscano i fatti e non le strumentalizzazioni.


Segreteria Nazionale CGIL
Roma, 13 aprile 2011