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venerdì 26 settembre 2014

ALMA BIANCO OSPITE ALLA TRASMISSIONE DI RAI 2 VIRUS

Ecco il video della trasmissione di ieri, nel caso qualcuno l'avesse persa.

A partire dal minuto 00.40 Alma Bianco racconta il sistema CGIL e spiega le ragioni del suo licenziamento.

Vorremmo ricordare, a scanso di equivoci, che Alma Bianco ha fatto due denunce: alla Procura e alla Guardia di Finanza e che questa intervista si basa esclusivamente sul contenuto delle stesse.
Siamo in attesa, anche in questo caso, che la giustizia faccia il suo corso.


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-111fa6ac-9651-4651-aedd-4e159b20f047.html

Oggi, invece alle 15 Luca Lecardane, licenziato dalla CGIL di Palermo racconterà la sua storia a Skytg24.

giovedì 25 settembre 2014

LA CAMUSSO A "PORTA A PORTA" AMMETTE FINALMENTE CHE ESISTIAMO

Ore 0.48 del 25 settembre 2014: in conclusione della trasmissione Porta a Porta

durante

l'intervista a Susanna Camusso - Segretario generale della Cgil - Bruno Vespa chiede se

 esiste il comitato dei licenziati dalla Cgil e perche' la Cgil non applica l'articolo 18. La

 Camusso impallidisce, quasi incredula dinanzi alla domanda posta, ma è costretta,

 quasi in trance, a rispondere....: "il comitato dei licenziati dalla Cgil esiste" e Vespa incalza: ma

 esiste tutt'ora ? e lei, paonazza:"sì esiste tutt'ora......." 

In dieci secondi la Cgil 

ammette davanti a milioni di italiani, cittadini, lavoratori che il sindacato, la Cgil, ha licenziato

 e licenzia....Una grande, grandissimo successo della lotta e per la lotta dei lavoratori e delle

 lavoratrici licenziati dalla Cgil.....e se la sofferenza è tanta, è stata tanta e forse sarà





Alma Bianco - licenziata dalla CGIL di Messina

Romina Licciardi - licenziata dalla CGIL di Ragusa

Alessandra Mangano - licenziata dalla CGIL Regionale Sicilia

Giovanni Sapienza - licenziato dalla CGIL di Catania

Tommaso Fonte - licenziato dalla CGIL di Ragusa

Luca Lecardane - licenziato dalla CGIL di Palermo

Simona Micieli - licenziata dalla CGIL di Castrovillari

Ivana Gazzino - licenziata dalla CGIL di Udine

Barbara Tundis - licenziata dalla CGIL di Cetraro

Paolo Ferraro - licenziato dalla CGIL di Cosenza

Anna De Biase - licenziata dalla FILLEA CGIL Napoli

Marinella Tonini - licenziata dalla CGIL di Grosseto

Luca Paoli - licenziato dalla CGIL di Firenze

Manuela Ceraula - licenziata dal CAAF CGIL Lecce

Donatella Coppola - licenziata dal CAAF CGIL Lecce

Caterina Giuri - licenziata dal CAAF CGIL Lecce

Mario Linciano - licenziato dal CAAF CGIL Lecce

Vally Benato - licenziata dalla CGIL di Padova

Emanuala Paola Vitali - licenziata dal CAAF CGIL di Lecce

Pinuccio Giuri - licenziato dal CAAF CGIL di Lecce

Franca Imbrogno - licenziata dalla struttura CGIL di Milano

Antonello De Stefano - licenziato dalla struttura CGIL di Verbania

Roberto Lisi - licenziato dalla struttura CGIL Lazio

Silvia Adamo - licenziata dalla struttura CGIL di Monza

Donatella Bruni - licenziata dalla struttura CGIL della Calabria

e tutti quelli che ancora combattono ma preferiscono restare anonimi.








domenica 10 novembre 2013

La storia di Luca Lecardane licenziato dalla Camera del Lavoro di Palermo


  • In questi giorni molte persone hanno scritto alla nostra mail, raccontandoci le loro storie di licenziati dalla CGIL. Sono tanti. Non tutti hanno deciso, ancora, di sporgere denuncia alle autorità competenti. Molti compagni, invece, sono ancora imbrigliati negli interminabili processi di lavoro intentati contro la CGIL. Alcuni hanno perso in primo grado di giudizio e stanno ricorrendo in appello, altri hanno già vinto. Ma nessuno parla di noi. Ancora, a distanza di 4 anni dalla costituzione di questo comitato, nessuno si interessa alle tante vicende scandalose che denunciamo quotidianamente. E' come se fossimo invisibili. Evidentemente le nostre denunce danno fastidio a molti. Ma noi non ci fermiamo. Per fortuna esiste il blog, che registra, quotidianamente, migliaia e migliaia di accessi. Sappiamo che tanti, tantissimi sanno. Speriamo che qualcuno abbia il coraggio e l'onestà intellettuale di non voltarsi la faccia dall'altra parte. Quella che segue è la storia di Luca Lecardane, licenziato dalla CGIL di Palermo e che, oggi, rischia anche di perdere la casa nella quale vive perché non può permettersi di pagare il mutuo. Mi chiedo come si possa accettare tutto questo. Come se a perpetrare certe ingiustizie sono quelli che dovrebbero difenderci? Esistono forse lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? I lavoratori licenziati dalla CGIL non hanno diritti, né dignità?





    Il sottoscritto Luca Lecardane è stato chiamato ad ottobre del 2004 da Franco Cantafia, allora segretario della Camera del lavoro metropolitana della CGIL, al fine di centralizzare gli uffici vertenze delle varie categorie in un unico ufficio Vertenze legale provinciale così come previsto da direttive della CGIL nazionale.
    Dipendo dall’allora segretario dell’organizzazione sig. Ferruccio Donato, il quale mi invita a organizzare l’Ufficio di cui sopra. Durante i mesi di ottobre e novembre svolgo il lavoro preparatorio scegliendo il programma con cui effettuare i conteggi, creando la documentazione da far firmare all’utenza che si rivolge all’ufficio. 
    Il sig. Ferruccio Donato mi ha dato tutte le direttive del caso circa gli obiettivi della CGIL con la formazione dell’Ufficio Vertenze Legali e rispondevo a lui circa il numero e l’esito delle vertenze, quali avvocati coinvolgere se si fosse andati in tribunale etc…
    Nel dicembre 2004 parte l’ufficio vertenze legali centralizzato e firmo il primo contratto.
    L’orario di lavoro era dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.00 dal lunedì al venerdì.
    Il sottoscritto aveva i seguenti compiti:
    • Ricevere gli utenti ogni pomeriggio al fine di valutare il caso, prendere gli appunti della vertenza per sviluppare i conteggi relativi; • Redigere i documenti per la presentazione del tentativo di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del Lavoro; • Sviluppare i conteggi; • Passare le pratiche ai legali dopo l’espletamento del tentativo di conciliazione; • Cooperare con le categorie in eventuali vertenze sindacali; • Presentarsi all’Ufficio Provinciale del lavoro per i tentativi di conciliazione in rappresentanza dei lavoratori.
    Inoltre il sottoscritto, in nome e per conto della CGIL, faceva parte della commissione di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del lavoro.
    Il segretario Cantafia lascia la Cgil a seguito della sua candidatura alle elezioni regionali del 2006 e diventa segretario della Camera del Lavoro metropolitana Maurizio Calà che mi manda, dalla fine del 2007 e fino alla fine del 2008, presso l’Ecap di Palermo come operatore amministrativo con contratto part-time 50%.
    Il responsabile dell’organizzazione diventa il signor Ennio Li Greci che ha gli stessi compiti e con cui allo stesso modo mi rapportavo rispetto al periodo in cui occupava quella posizione il sig. Ferruccio Donato.
    Quindi il sottoscritto 3 mattine la settimana lavorava presso l’Ecap e gli altri giorni espletava il lavoro di cui sopra per la CGIL.
    Infine a dicembre del 2009 vengo allontanato con una lettera in cui si dice che sarei stato un semplice volontario per la Cgil.

    Luca Lecardane

lunedì 25 marzo 2013

A proposito del silenzio stampa


"Lavoratori della Cgil in lotta contro la Cgil che licenzia". Così scriveva Gian Maria Pica su Il Fatto Quotidiano del 17 novembre del 2010 e poi si chiede: "Come è possibile che dentro un sindacato accadano questo genere di cose?”
Semplice: ai sindacati – perché associazioni non riconosciute, come i partiti politici – non si applica lo Statuto dei lavoratori. Il famoso articolo 18 dello Statuto considera nullo il licenziamento quando avviene senza giusta causa o giustificato motivo. La mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione,che prescrive una legge per la disciplina dell’attività sindacale, ha sempre permesso alle organizzazioni dei lavoratori – inclusa la Cgil– di operare in deroga. E quando i dipendenti dei sindacati vogliono protestare per avere tutela dei propri diritti, non sanno bene a chi rivolgersi, considerato che i sindacati sono parte del problema e non della soluzione. Anzi, sono proprio la controparte.
Eravamo agli inizi di quella crisi economica e di rappresentanza sociale e politica che poi si sarebbe trasformata, appena qualche settimana fa, in un vero e proprio tsunami per i partiti politici e forse anche per gli stessi sindacati. 
Da allora a oggi, nessuno sembra decidersi ad affrontare con serietà e rigore una questione centrale per la nostra democrazia e per il nostro Paese.

Ad oggi si moltiplicano i licenziamenti, le epurazioni, le espulsioni operate dalla CGIL (le ultime due di qualche settimana fa) e nonostante alcune iniziative giudiziarie si siano concluse con le ovvie e puntuali condanne del sindacato guidato da Susanna Camusso, condanne per mobbing, lavoro nero (facilmente reperibili in questo blog), sentenze che solo a discuterne farebbero venire i brividi a chiunque; e nonostante si siano consumate da parte dei lavoratori licenziati le naturali azioni di lotta perfino sotto la sede di Corso d'Italia e si siano moltiplicate le denunce penali per comportamenti al limite e forse oltre la legalità all'interno della Cgil, nessuno, ribadiamo nessuno, ne parla. 
Qualche articolo qua e là che girovaga per la rete e intanto i lavoratori disperati non sanno più a che santo rivolgersi.
Il silenzio assordante della grande stampa, prezzolata da soldi pubblici a vagonate e dipendente dal sistema politico tradizionale, nasconde volutamente questi tanti casi.
 E se questo accade per i licenziati, dicasi Licenziati dalla Cgil il più grande sindacato dei lavoratori, la grande stampa si occupa giustamente per mesi, delle due espulsioni del movimento 5 stelle nei confronti di Favia e Scalzi, che a dire del leader Grillo hanno trasgredito pubblicamente alle regole del movimento. Come si fa, in che Paese viviamo? Legittimo parlare di democrazia e di rappresentanza, ma certo Scalzi e Favia non hanno perso il posto di lavoro, Grillo non li ha certo licenziati. Eppure sono state tonnellate le pagine di carta stampata e i dibattiti politici e sociologici sul significato dei comportamenti di Grillo. 
Studiosi, opinionisti, grandi firme del giornalismo, perfino cattedratici universitari, tutti ad interrogarsi sulla qualità della democrazia del movimento 5 stelle, proponendo quantomeno azzardati paragoni storici con la sinistra “radical-chic” del PD, sempre più sul fronte delle accuse: populista, demagogo, fascista, antidemocratico e autoritario ecc..ecc...Nessuna definizione di fascista (che Dio ci scampi), nè una parola chiara e netta per chi ha i licenziato padri e madri di famiglia dipendenti e dirigenti della Cgil con figli a carico, volutamente e illegittimamente buttati in mezzo alla strada, con sfratti imminenti o già consumati, con vite e identità spezzate, con ritorsioni spesso violente (altro che qualche post sui social network che tanto scandalo ha suscitato per la Scalzi) messe in campo proprio da quella parte politica e culturale della Democratica (sic..) sinistra rappresentata al meglio nella fattispecie dalla Cgil della Camusso e dai suoi Camussini sparsi in tutt' Italia, evidenziando lapalissianamente la più becera delle contraddizioni in termini:il sindacato dei lavoratori,la Cgil, il sindacato della sinistra che licenzia lavoratori, i suoi lavoratori.
Nessuno scandalo e nessuna indignazione. Adesso tutti a gran voce a richiedere leggi sulla moralizzazione della vita pubblica, per la trasparenza nell'utilizzo dei rimborsi elettorali ecc...Magari su richiesta del Pd accanto a quegli antidemocratici del M5S. Ma ancora nessuno a chiedersi com’è possibile che un sindacato che licenzia i lavoratori, infischiandosene impunemente di democrazia e legalità e in attesa che alle nostre denunce risponda la magistratura (purtroppo con i suoi tempi); un sindacato denunciato alla guardia di finanza sulle ipotesi di reato per truffa, appropriazioni indebite, falsi in bilancio, frode fiscale, ecc... possa ancora usufruire dei benefits sostanziosi garantiti dal sistema dei partiti?
Fiscalità di vantaggio, contributi pubblici per le attività fiscali e di patronato per milioni di euro, contributi pubblici per l'editoria, esenzioni su Imu, collocazioni ben pagate nei consigli di amministrazioni di enti pubblici, partecipate, municipalizzate ecc...Forse in tanti non lo sanno ancora ma vivere all'ombra dei partiti, specie per la Cgil all'ombra del Pd e anche viceversa, ha pagato bene per decenni, ma auspichiamo che lo tsunami presto arrivi per tutti. E quindi avanti tutta e per tutti, così da dare una risposta definitiva anche alle domande che si poneva, nel lontano 2011, Gian Maria Pica de Il Fatto Quotidiano, oltre a qualche altro milione di persone che come licenziati dalla Cgil non ne può più di abusi, privilegi, caste e castine politiche e sindacali, che hanno intossicato negli ultimi 20 anni questo Paese.


Il comitato dei lavoratori licenziati dalla CGIL.

martedì 12 marzo 2013

LILLO OCEANO HA MENTITO SULLA FIRMA




Il segretario generale della CGIL di Messina LETTERIO OCEANO in data 01 febbraio 2013 indagato per falsa testimonianza rilasciava alla stampa queste dichiarazioni:

 
" LA FIRMA E' LA MIA NON HO NIENTE DA TEMERE". 



NOI RISPONDIAMO CON GLI ATTI DELLA PROCURA per riaffermare che la verità è tutt'altra.

Il Comitato dei lavoratori licenziati dalla CGIL




lunedì 18 febbraio 2013

La libertà di stampa a corrente alternata della Camusso


Attaccare la Cgil costa una querela al tg1 

Quotidiano Libero.it del 18 Febbraio 2013 - Enrico Paoli

Difensori dei più deboli per contratto. Paladini delle cause libertarie per definizione, come quella per la libertà di stampa, tanto per entrare subito in tema. Ma se toccate i loro interessi, di qualunque tipo essi siano, diventano come i tori nell’arena. Il bello, o il brutto, è che il soggetto di tanto doppiopesismo è la Cgil, il sindacato guidato da Susanna Camusso che davanti al rosso, storicamente, dovrebbe sentirsi bene, a proprio agio. Invece non è sempre così. A far saltare l’immagine da santino della Camusso è stato un servizio del Tg1,quello diretto da Augusto Minzolini a cui la sinistra ha giurato amore eterno visto che lo attacca a prescindere, andato in onda l’8 aprile scorso nel quale il neo vicecaporedattore della redazione economia (la nomina è di ieri), Luigi Monfredi, raccontava la storia e la protesta dei licenziati dalla Cgil.
La manifestazione è andata in scena a Roma, con tanto di bandiere rosse,  davanti alla sede nazionale del sindacato. Monfredi, da cronista e non da opinionista, racconta nel servizio i fatti, non le opinioni, salvo quelle dei diretti interessati, cioè dei manifestanti. «Davanti alla sede nazionale della Cgil», recita l’attacco del servizio andato in onda nel Tg1 dell’8 aprile, «è andato in scena il dissenso nei confronti di un ex datore di lavoro. Sono tante le cause di lavoro intentate in tutta Italia da ex dipendenti». Talmente tante che un giudice del lavoro ha disposto il reintegro di un dipendente del sindacato. La Cgil, per contro, sostiene che siano solo 6. Ma conta il numero o l’oggetto del contendere?  Se non si parla di piazze piene, evidentemente, per la Cgil  i fatti non esistono.
Esiste però la cronaca dei fatti. Eppure la Camusso, di fronte a tanta cronaca, ha deciso di replicare passando direttamente alle vie legali, ovvero querelando il Tg1 per diffamazione con annessa richiesta di danni. L’azione legale è stata intrapresa, altro fatto alquanto anomalo per un sindacato che è sceso in piazza per la libertà di stampa (di chi a questo punto, viene da chiedersi), saltando addirittura la casella del diritto di replica con richiesta di rettifica, come ha chiesto addirittura l’Associazione Stampa romana, il sindacato dei giornalisti della Capitale, storicamente vicina alla Cgil. Per dire, il giorno dello sciopero generale gli uffici del sindacato romano erano chiusi. Ma quando è troppo è troppo. «Dobbiamo ribadire con fermezza che riteniamo la denuncia per diffamazione un inaccettabile sistema intimidatorio nei confronti dei colleghi», recita una nota emessa in serata da Stampa romana, «non sarebbero mancati i metodi per rimediare, là dove lo si fosse ravvisato, a un errore o a un’incompletezza: la Cgil poteva chiedere una rettifica o di rendere conto delle proprie posizioni, magari attraverso un’intervista della stessa Camusso al Tg1. La libertà d’informazione si fonda su due cardini: l’autonomia dei giornalisti e la tutela dei cittadini, entrambe vanno tutelate pena uno squilibrio che finirebbe per mettere a rischio uno dei pilastri della convivenza democratica».
E ora la Camusso che fa, querela anche il sindacato romano?  Sostenendo, magari, che la nota di Stampa romana ha lo stesso tono diffamatorio del Tg1, accusato di aver trasmesso un servizio «lesivo dell’onore, della reputazione e dell’immagine della Cgil».